L’Angelo Calciatore

TITOLO : L’ANGELO CALCIATORE

AUTORE: Hans-Jorgen Nielsen

EDITORE: Giunti

ANNO PUBBLICAZIONE: 1979. Ed Italiana 1992

PREZZO : 14

PAGINE : 240

In una precedente recensione segnalavo una citazione di questo libro, particolare e amaro in molte sue parti, meritevole di essere letto anche a 43 anni dalla sua uscita.

L’opera di Hans Jörgen Nielsen  utilizza una complessa tecnica di incastri temporali e concettuali per rappresentare una generazione, guidata, ma anche disillusa, dai mutamenti politici e sociali del paese (la Danimarca), ma anche internazionali.

Le tribolate e tragiche vicende dei protagonisti raccontano di post 1968 difficile e  arduo da definire, con il calcio attore protagonista e fenomeno sociale di rifermento. In tal senso viene discussa la sua reale essenza, oppio del popolo e fenomeno portatore di sani e sentiti principi.

Ci si può leggere, al netto di ogni credo politico, una non tanto velata critica alla sinistra, sia a livello concettuale, sia nella sua versione più attiva e conflittuale.

Lo stile narrativo utilizzato é complesso ed i concetti espressi non sono di facile assimilazione (ricordo di aver più volte dovuto rileggere certe parti per poterle comprendere), rendendo la lettura accattivante e mai banale; tutto questo si sposa al meglio con la cruda e tortuosa narrazione e con le difficili vicende dei protagonisti. Le loro storie, con la stessa origine, ma con uno sviluppo profondamente diverso, arrivano ad un epilogo penoso, lasciando davvero una sgradevole sensazione, atta però a favorire riflessioni e, perché no, personali raffronti. Molto ben reso quindi il parallelo di aspirazioni personali e politiche e la futura insoddisfacente realtà.

Proprio la lettera, quasi un diario, che uno di questi scrive al figlio scandisce i tempi di un libro che colpisce ed in molti casi fa male, essendo al tempo stesso vero e crudo e astruso nel suo evolversi pagina dopo pagina. 

Un’opera che sembra racchiudere tutte le componenti di un saggista come Hans Jorgen Nielsen, mi viene da dire tra sacro e profano.

Giovanni Fasani

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