Le Cose Perdute Del Calcio

Il libro di Nicola Calzaretta vi farà scendere una lacrima, intrisa di felicità, per aver vissuto epoche d’oro del calcio, di nostalgia, per quello che era il calcio e di sdegno misto a rabbia, per quello che è diventato il calcio.

L’autore ci invita in un viaggio nel tempo dove ricorda le componenti fondamentali che lo hanno reso un vero e proprio rito laico, evidenziandone la scomparsa o la completa mutazione ai giorni nostri. Nell’accompagnarci si avvale anche dai bellissimi disegni di Michele Targonato. 

È inevitabile fare paragoni tra quello che è stato e quello che ora è, rendendosi conto che un tempo il calcio era fatto di particolari a prima vista scontati e banali, ma assolutamente affascinanti, quasi imprescindibili per chi li ha vissuti.  Personalmente, a parte la fruibilità immediata, non trovo alcun motivo per il quale il calcio attuale sia migliore di quello di una volta .

Calzaretta non dimentica nessun dettaglio, mettendo in condizione il lettore di rivivere e apprezzare nuovamente momenti e situazioni, come l’abbigliamento dei giocatori ( degna di nota la menzioni di Alan Ball e Marco Simone quali i primi a sfoggiare scarpini non neri), o le sessioni di mercato e di precampionato, oppure l’evoluzione del panchinaro o il “rito” della sigaretta a bordo campo, passando per i vecchi ruoli assegnati ai giocatori, connessi alla scomparsa della marcatura a uomo.  Impossibile non commuoversi quando rammenta le tante trasmissioni italiane dedicate al calcio negli anni passati (il grande 90 minuto, ma anche il bellissimo Eurogol), accomunate dagli sforzi degli appassionati per poterli vedere, essendo bisognosi di immagini e notizie calcistiche come non mai (mi rivedo nell’orientare la radiolina per individuare la stazione di “Tutto il calcio minuto per minuto” o attendere impazientemente l’inizio delle trasmissioni calcistiche).

Il libro è così senso di contenuti che  sarà il potenziale lettore a scoprirli pagina dopo pagina, non potendo fare a meno di provare un’emozione , magari contrastante, ma in buona parte piacevole.

Abbinando passione, competenza, ironia e non tralasciando frecciatine ha chi ha completamente stravolto il calcio, l’autore ammalia il lettore e lo porta a ricordare il calcio semplice e affascinante di una volta. È proprio il concetto di calcio più terra a terra, per certi versi “umile” e alla portata, a creare quel cima di nostalgia che avvolge il lettore.

Chi scrive ha vissuto la parte finale del periodo calcistico considerato da Calzaretta, ma ha apprezzato ogni pagina, ogni particolarità ed ogni contenuto riportato alla mente. 

Chi non ha vissuto quelle epoche avrà invece la possibilità di capire perché i più attempati parlano del calcio che fu con commozione.

Un libro davvero bellissimo.

Giovanni Fasani

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