Intervista: La Traversa Spezzata

Il romanzo di Antonello Cattani ci catapulta nel 1977 alla vigilia di una sfida tra Inghilterra e Scozia davvero indimenticabile per la Tartan Army. Ne abbiamo parlato con l’autore.

In che modo è nata l’idea del libro?

Mi sono ispirato a “Il Prodigio di Lisbona” dell’amico e “fratello scozzese” Paolo Gulisano che racconta la storica vittoria del Celtic nella Coppa dei Campioni del 1967 contro l’Inter attraverso un racconto in parte reale e in parte di fantasia. Mi piaceva l’idea delle storie parallele di diversi personaggi che poi si ritrovano alla partita. Così è stato anche nel mio libro, non è una struttura narrativa facile, ma ci ho provato, grazie anche all’aiuto di Gulisano che ringrazio per la bellissima e commovente prefazione.

Quanto manca il Torneo Interbritannico in termini di valori ed emozioni trasmesse?

A me personalmente manca molto. In un mondo globalizzato l’idea di piccole nazioni che si sfidano sarebbe un bellissimo ritorno al passato. Nel rugby è rimasto, non ho mai capito bene perchè nel calcio sia stato abolito. Anche il torneo anglo-italiano, a cui ho avuto la fortuna di assistere seguendo la Reggiana nel 1992-93 sarebbe da ripristinare.

La nazionale scozzese di fine anni’70 è stata la più forte di sempre?

Credo di sì. Ne facevano parte giocatori di squadre che dominavano le coppe europee, sulla carta se la sarebbe potuta giocare con chiunque. Quella che vinse a Wembley nel 1977 avrebbe potuto arrivare tra le prime quattro ai mondiali del 1978, purtroppo infortuni e dissapori interni determinarono l’ennesima eliminazione al primo turno in un girone abbordabile. Su questo sono stati scritti interi libri, come “How a nation lost the world cup” di Graham McColl per dire come la nazione era veramente convinta di vincere quei mondiali.

Come giudichi in termini tecnici il passaggio da Kevin Keegan a Kenny Dalglish per il Liverpool? Avresti preferito vederlo per sempre con la maglia del Celtic?

Da tifoso del Celtic e romantico che credeva (crede ancora) nelle bandiere avrei voluto vederlo sempre con la maglia bianco-verde. Però per la sua carriera il passaggio al Liverpool gli permise di collezionare trofei che in Scozia non avrebbe mai vinto. Tecnicamente credo che il Liverpool abbia guadagnato molto nel cambio, nel senso che giudico Dalglish molto più forte di Keegan.

Credi che disfatte come quella di Culluden e le pulizie etniche fossero vive nei cuori dei calciatori scozzesi del periodo?

Difficile dirlo, di certo in quel periodo il partito nazionalista aveva raggiunto il record storico di consensi. C’era un effetto mediatico molto forte sul senso di appartenenza alla Scozia e di ribellione verso gli inglesi, dettato anche dalla scoperta del petrolio nel Mare del Nord che faceva intravedere alla Scozia la possibilità di una indipendenza non solo politica ma anche economica. Gli adesivi “it’s scottish oil” erano molto diffusi e c’erano spettacoli teatrali che portavano sulle scene proprio le pulizie etniche e le angherie subite dagli inglesi dopo la disfatta di Culloden.

Qual è il tuo punto di vista sull’indipendenza della Scozia da Regno Unito?

Io sono fortemente indipendentista, mi definisco “l’ultimo giacobita” e in quanto cattolico avrei certamente combattuto al fianco di Bonnie Prince Charlie nel corso dell’ultima rivolta del 1745-46 finita purtroppo come sappiamo. Credo che alla Scozia convenga sia politicamente che economicamente essere indipendente dal Regno Unito.

Non posso non chiederti cosa ne pensi della nazionale scozzese attuale e come vivi l’attesa di Inghilterra-Scozia al prossimo Europeo?

Mi sembra una buona squadra. Al completo ce la possiamo giocare con le squadre di seconda fascia. Abbiamo due problemi: l’attacco e una rosa piuttosto corta. Per il resto abbiamo un buon centrocampo e una difesa solida. Mi piace il gioco di Clarke, fatto non solo di cross, ma di un gioco corale che non si vedeva da un po’ di tempo. Ho rivisto anche buon senso di appartenenza da parte dei giocatori che si era un po’ perso negli ultimi anni. Inghilterra – Scozia può sembrare una sfida impari, però penso che ce la giocheremo, l’attesa è spasmodica, il sogno sarebbe essere là, ma sarei già contento che si potesse giocare con il pubblico.

Hai già progetti futuri per altri libri? Continuerai a parlare della Tartan Army?

Mi piacerebbe continuare a scrivere, anche se non ho un progetto specifico al momento. Ormai sono identificato come “autore scozzese” e vorrei proseguire su questo filone, magari con una biografia su qualche personaggio importante che ha fatto la storia del calcio scozzese. Al momento è solo un’idea, vediamo se il mio editore continuerà ad assecondarla.

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