Intervista: Io e Maestrelli. Quel Romantico’74

Un bel romanzo che racconta con stile la personalità ed i valori del grande allenatore della Lazio dello scudetto del 1974, mettendo in luce al meglio le caratteristiche di quel mitico gruppo di giocatori. Ne abbiamo parlato con l’autore Simone Renza.

 Cosa ti affascina maggiormente della figura di Tommaso Maestrelli? 

Era un uomo straordinario a detta di chiunque – e sottolineo chiunque – l’abbia incontrato o abbia semplicemente avuto modo di scambiarci anche solo due chiacchiere. Una figura limpida, integerrima, divertente e seria. Con un bagaglio di vita gigantesco. Un vero signore e non solo del calcio 

Da cosa hai preso spunto per costruire le vicende di fantasia funzionali alla narrazione? 

Esperienze personali di vita innanzitutto. Poi ho attinto da le letture di quella Roma e da racconti che di essa mi sono state fatte e infine tanta tanta fantasia generatasi nello sviluppo della storia stessa

Dal libro emerge un Maestrelli più psicologo che tattico nell’allenare la squadra: é stato questo la sua peculiarità ed il suo punto di forza? 

Sicuramente. Un gruppo come quello non era facile da domare. Personalità differenti e ribelli. Ciascuna a suo modo. Ci voleva un c.d. leader silenzioso. Che si facesse amare e temere. Un uomo che oggi possiamo definire alla Maestrelli.

A tal proposito ti chiedo se la partitella dei giovedì fosse poi un modo per far sfogare i giocatori o in test per valutarne l’atteggiamento è la determinazione. 

Per quanto mi è stato raccontato, quella partitella serviva come sfogo prima che come “test”. Serviva al gruppo per formarsi nella lotta. L’intensità era insita in ogni movimento. Quella Lazio era intensità ed entropia pura.

Al netto di certi comportamenti il gruppo della Lazio era formato da uomini veri con sani principi: perché, a tuo parere, si tende a sottolineare maggiormente certi comportamento oltre le righe e o contrasto presenti?

Si tende semplicemente perchè la riduzione aiuta una narrazione semplice e semplificata. La voglia di analizzare a fondo un gruppo così eterogeneo non è semplice. Ci vuole voglia. Sappiamo che additare e stereotipare è molto più facile che analizzare. 

Qual é stata la partita della svolta per quella Lazio, ovvero quella della piena consapevolezza di poter vincere lo scudetto? 

Proprio, credo, quella contro il Verona. Quel primo tempo tifosi e squadra sono stati plasmati verso il titolo proprio dalla lucida follia di Maestrelli che ha deciso di farli rimanere in campo. Un gesto meraviglioso e mitopoietico.

Il libro offre anche uno spaccato sociale della Roma degli anni’70: credo che quella Lazio rappresentasse almeno in parte la società del periodo per valori ed anche tensioni presenti?

Assolutamente sì. Ne dava uno squarcio incredibile di una città e di una società in pieno tumulto e pieno di contraddizioni che, però, è riuscita, nonostante tutto, a mantenere la barra diritta.

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