Intervista: Estremi Difensori

Daniele Poma racconta con stile e passione alcuni dei migliori ed “estremi” portieri della storia del calcio. Ne abbiamo parlato con l’autore

Il libro é scritto da un portiere che racconta altri portieri: cosa ti affascina di questo ruolo?

Detto che il libro è un libro sui portieri e non per portieri, è il ruolo che ricopro sul campo da ormai 33 anni. Non parlo di vocazione ma poco ci manca. L’atteggiamento fantasioso, anticonvenzionale, l’unicità del ruolo e le contraddizioni, l’insofferenza, l’equilibrio instabile tra esaltazione e caduta sono alcuni dei punti peculiari dei portieri, nonché quelli meramente materiali come l’uso dei guanti e delle divise sgargianti hanno fatto si che mi innamorassi del ruolo.

Che criteri hai seguito per scegliere i protagonisti del tuo libro?

Per lo più personali, ossia legati a portieri che hanno attraversato o la mia vita o stuzzicato il mio immaginario personale. O semplicemente storie che mi hanno colpito, come Trautmann il nazista redento.

Sei maggiormente affascinato dai portieri di una volta o da quelli recenti?

I portieri di una volta hanno delle storie incredibilmente più umane e profonde, di solito erano pionieri del ruolo e molti non erano neanche professionisti (vedi i portieri sovietici) e si scontravano con i pregiudizi e l’indifferenza genérale e hanno dovuto lottare per affermarsi. Oggi tranne qualche eccezione, dicono, pensano, vestono e giocano allo stesso modo e soprattutto raramente hanno storie da raccontare, e puntualmente rimangono nel loro mondo patinato.Per risponderti dico i portieri di una volta ma senza nostalgie.

Un detto dice che i “portieri sono tutto matti”, anche personaggi austeri come Zoff e Iribar?

I portieri più che matti sono coraggiosi, mettono mani e faccia dove gli altri calciatori non mettono neanche il piede. Zoff e Iribar erano calcolatori e grandissimi sportivi, e hanno una vita personale fatta di scelte più ribelli e anticonvenzionali di quelli considerati pazzi sul campo, Zoff dimissionario per lesa dignità in un paese come il nostro dove non ci si dimette neanche se sei mafioso e ti scoprono, o come Iribar candidato con la sinistra indipendentista basca, lui ex portiere della nazionale spagnola! A volte dire matto ad un portiere non è del tutto giusto…ma neanche sbagliato!

Nel libro racconti due portieri, Renè Higuita e Franco Mancini, innovativi è un po’ discussi per la loro interpretazione del ruolo: cosa ti affascina del loro modo di giocare e di porsi?

Bene sono due massime espressioni del portiere sweeper keeper però con trent’anni di anticipo, erano avanti con i tempi ed è probabile che se fossero nati portieri contemporanei oggi sarebbero nella lista degli acquisti di Guardiola.. il loro anticipare i tempi li ha però posti fuori contesto, quasi dei reietti, perché il calcio in un secolo e più di vita aveva relegato i portieri in quell’area di rigore e chi erano loro per sfidare la convenzione??erano dei rivoluzionari incompresi del ruolo! Per me sono stati due esempi di grandissimi interpreti.

Domanda secca: Sebastiano Rossi é stato più sottovalutato o fortunato ad essere protetto da una squadra solidissima?

Sottovalutato nettamente. Ha avuto la sfortuna di essere coevo di grandissimi portieri italiani degli anni ’90 questo lo ha penalizzato, ma forse avrebbe meritato il mondiale del ’94 financo come terzo portiere.Non si fanno i record e non si vincono titoli e coppe per mera fortuna. Seba fu un grande sicuramente tra i primi 10 portieri italiani di sempre. Ma molti non concorderanno. Era atavicamente antipatico va detto. E sicuramente Sacchi lo fece fuori dall’Italia per il carattere insofferente alla panchina(fu lo stesso Sacchi a volerlo al Milan dal Cesena).

É corretto parlare di specifiche scuole e tradizioni di portieri a seconda della nazione considerata? É una situazione ancora in essere ai nostri giorni?

La globalizzazione ha portato ad uniformare le tecniche di allenamento in tutto il mondo a condividere conoscenze ed impostazioni, di fatto i portieri di tutto il mondo professionistico si somigliano molto, ci sono ancora qualche particolarità che resiste, tipo la scuola tedesca che è molto riconoscibile e quella spagnola direi, come quella sudamericano con la grande attenzione al gioco con i piedi anche, e non per essere campanilista ma gli allenatori dei portieri italiani sono richiestissimi all’estero perché è una scuola che punta moltissimo sula tecnica individuale e sul lavorare sulle basi, per esempio oggi abbiamo uno dei miglior mister dei portieri italiani a lavorare in Arabia Saudita con Ospina, mister Guido Nanni, ossia il mister dell’accoppiata di portieri più forte degli ultimi anni, Szczesny e Alisson.

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