Intervista: Karl-Heinz Rummenigge. Kalle

Il libro di Filippo Grassia racconta in modo preciso la carriera di Karl-Heinz Rummenigge, fornendone un ritratto sentito della grande carriera di calciatore, compresi i rimpianti per gli infortuni, impreziosendo il tutto con un la perfetta ricostruzione della sua figura di uomo di sport e dirigente. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Mancava nella letteratura calcistica italiana un libro su Rummenigge. É questo uno degli intenti del suo bel libro?

 La figura di Kalle meritava più attenzione letteraria di quanto ne abbia avuta finora in Italia. Mi auguro di aver fornito un ritratto profondo dell’uomo, non solo del calciatore, arricchendolo con le storie che si sono sviluppate attorno a lui e che hanno coinvolto personaggi importanti del calcio degli Anni 80 e di quelli più recenti.

Lo preferiva come prima punta o come seconda punta?

Premesso che Rummenigge poteva giocare in qualsiasi ruolo sul fronte d’attacco, penso che abbia espresso le sue migliori qualità partendo dalla trequarti con i suoi allunghi fenomenali e il tiro potente. Ma ha segnato tantissimo anche da prima punta.

Rummenigge era un giocatore generoso e incline a sopportare il dolore. Tale caratteristiche ne hanno minato la resa sottovalutando infortuni soprattutto in Italia?

Domanda pertinente. La mia risposta è presente nel libro in cui ho descritto come Kalle, specie in Nazionale, abbia voluto giocare nonostante fosse preda di infortuni muscolari e articolari. A forza di scendere in campo senza essere guarito perfettamente, ha indebolito il fisico finendo per pagare un conto salato con l’Inter.

La mancata vittoria di un Mondiale, viste anche le due finali consecutive perse, rappresenta per lui un cruccio?

Ci teneva, Karl Heinz, a vincere un Mondiale: è ancora il suo cruccio. Lui ha messo in pericolo la sua integrità fisica nei due Mondiali persi in finale. Quando era al meglio, nel 1978, ha pagato la mediocrità della Nazionale, 

Ha condiviso ai tempi la decisione di Trapattoni di fare a meno di Rummenigge nel 1987? C’erano le condizioni per un ultimo anno in Italia? 

La scelta del Trap era condivisibile dopo l’operazione al tendine d’Achille. Io l’avrei tenuto. Ma forse il mio pensiero è dettato dalla stima che ho sempre avuto per lui. E comunque al Servette firmó gol e giocate di altissimo livello.

A mio parere é stato un giocatore unico per caratteristiche fisiche e tecniche, lei riesce a paragonarlo a qualche campioni del calcio attuale?

Per le sue caratteristiche tecniche e umane resta un “unicum”. Per la potenza si avvicina a Batistuta e Vlahovic, per lo scatto e l’allungo in progressione a Mbappè, per la forza fisica e le doti acrobatiche a Cristiano Ronaldo che ha curato meglio il suo fisico, per lo stacco sui cross a Ibrahimovic. 

Cosa l’ha più colpita della sua ottima esperienza come dirigente?

Il fatto di aver difeso il calcio che piace alla gente, di aver portato il Bayern a livelli Mondiali e di esserci riuscito chiudendo il bilancio in attivo tranne che in una occasione. Giusto l’opposto di Real Madrid, Barcellona e Juventus  che vogliono la Superlega per ridurre (utopia) deficit spaventosi. Lui con Hoeness per la precisione.

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