Intervista: Il Toro Sono Io

Flavio Pieranni e Fabrizio Turco raccontano con la consueta passione e competenza la carriera di Paolo Pulici, fornendone un ritratto completo e perfettamente aderente al tessuto sociale della sua epoca. Ne abbiamo parlato con gli autori.

Come tifosi cosa ha rappresentato per voi Paolo Pulici? Avete un ricordo particolare a riguardo?

Pieranni: Penso ce il titolo del libro rappresenti ad hoc ciò che è stato Pulici per i tifosi della nostra generazione; i ricordi sono tanti, legati a gol segnati in qualsiasi modo, sarebbe quindi riduttivo ricordarne uno in particolare; invito piuttosto i lettori a soffermarsi sul capitolo in cui Pulici affronta i granata con la maglia …bianconera dell’Udinese e viene marcato da Danova…ecco quell’episodio fa capire cosa è stato Pulici per il Toro.

Turco: Paolo Pulici è stato il mio idolo da bambino, il suo poster altezza naturale ha sempre fatto bella mostra nella mia camera. Non è un caso se da piccolo i miei eroi erano Pulici, Goldrake e Tex Willer.

Nel ricordare le sue gesta ed il suo calcio avete provato più orgoglio per averlo vissuto o nostalgia per un’epoca irripetibile?

Pieranni: Sicuramente tutte e due le emozioni, aggiungerei anche fortunato per aver potuto assistere “dal vivo” alle sue prodezze.

Turco: Io sono nato nel 1968; per intenderci quando il Toro, nel 1976, ha vinto l’unico scudetto del dopo-Superga avevo 8 anni. Ecco perché i miei ricordi sono piuttosto sfuocati, ed ecco perché Pulici l’ho vissuto di riflesso nei racconti di chi lo ha ammirato in campo una domenica dopo l’altra. Per questo motivo lo scrivere con Flavio Pieranni il libro su Pulici ha rappresentato uno splendido mix: da una parte la nostalgia per un periodo che ho appena accarezzato e dall’altra tanto orgoglio per il fatto di poter sviscerare la vita di un giocatore che non ha eguali.

Tanto “ tremendo” e determinato in campo quanto disponibile e sensibile al di fuori di esso: cosa portava Pulici a trasformarsi con indosso la casacca granata?

Pieranni: Il fatto che vivesse, al di là di ogni retorica, la maglia del Toro come una seconda pelle, in più gli insegnamenti dei cosiddetti “tremendisti” hanno sviluppato in lui un forte senso di appartenenza…credo che il segreto sia tutto qui!

Turco: Pulici è diventato l’interprete ideale del tremendismo granata grazie a quel rapporto perfettamente simbiotico con la Curva Maratona e, più in generale, con tutto il popolo granata.

Secondo voi c’era una motivazione tattica alla base del suo scarso feeling con la nazionale?

Pieranni: Penso di no, prova ne sia il fatto che riuscì ad integrarsi al meglio con un attaccante come Graziani; ritengo piuttosto che nell’arco della sua carriera abbia avuto la concorrenza di fior di attaccanti (da Riva e Boninsegna a Rossi e Bettega) e abbia “subito” a volte le scelte dei CT, cosa che è capitata anche a fior di punte come ad esempio Savoldi e Pruzzo.

Turco: Ne faccio una questione di tinte e di sfumature. Pulici ha sposato il granata per la vita: quello è il suo colore, non l’azzurro.

Molte volte si dice che Francesco Graziani fosse generoso ed al servizio di Pulici. Siete d’accordo? È una valutazione miope?

Pieranni: non sono assolutamente d’accordo, non per niente li chiamavano i Gemelli del Gol i due erano complementari; non si spiegherebbe altrimenti come mai in granata i due abbiano segnato insieme circa 300 reti.

Turco: “La coppia Pulici-Graziani è stata la coppia perfetta”. Non lo dico io, lo dico i diretti interessati. E credo sia la risposta più appropriata.

Senza Gustavo Giagnoni come sarebbe stata la carriera di Pulici? Sarebbe diventato lo stesso Puliciclone?

Pieranni: Giagnoni è stato senza dubbio il primo ad accorgersi dell’enorme potenziale che aveva tra le mani ed ebbe il grande merito di rendersi conto che questo potenziale era ancora “da sgrezzare” e lo mandò a “ripetizione” da quel grande plasmatore di talenti che fu Oberdan Ussello; quando Pulici si riaffacciò in prima squadra, grazie alla “cura” sostenuta, era diventato un attaccante con i controfiocchi!

Turco: La storia non si fa con i se e con i ma. Giagnoni e il suo colbacco rappresentano una pagina indelebile nella storia del Toro. E anche della crescita di Pulici che beneficiò enormemente della sua guida.

A tal proposito vi chiedo se l’impostazione tattica di Gigi Radice ed i movimenti richiesti alle punte ne abbiano completato il profilo di attaccante.

Pieranni: Con il suo calcio totale Radice affinò sicuramente la capacità di giocare insieme di Pulici e Graziani, come più volte affermato dagli stessi gemelli del gol che in ogni occasione ribadiscono che in campo si trovavano ad occhi chiusi.

Turco: Sicuramente sì. Però, a 50 anni di distanza, mi piace rilevare, sottolineare, sognare gli aspetti magici di una squadra che realizzò – a Torino ma non solo – una vera e propria rivoluzione. La rivoluzione di riuscire a rovesciare il potere precostituito della Juve.

Come vorreste fosse ricordato nei prossimi anni il grande Pupi anche se non soprattutto per le future generazioni?

Pieranni: Da ormai vecchio frequentatore degli stadi posso sicuramente affermare di non aver mai più visto uno come Pulici; torno pertanto alla risposta numero 1 e non trovo altra definizione più calzante che “Il Toro sono io!”

Turco: Paolo Pulici, il Toro sono io. Che poi è il titolo del nostro libro, che secondo me colloca perfettamente Pulici nella leggendaria storia granata.

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