Intervista: Con La Maglia Numero 7

Flavio Pieranni e Fabrizio Turco ci raccontano Claudio Sala in modo coinvolgente ed appassionante, fornendo inoltre una bella descrizione dello spaccato sociale e calcistico della sua epoca. Ne abbiamo parlato con gli autori.

Possiamo affermare che Claudio Sala sia stata una delle figure più affascinanti e tecnicamente accattivanti della storia granata? È tale visione che vi ha maggiormente attratto?

Pieranni: Claudio Sala era “la poesia” in campo il suo modo di “avvolgere” il pallone e di dribblare l’avversario rappresenta un unicum nella storia del calcio.

Turco: Credo che Claudio Sala sia stato qualcosa in più: ai miei occhi è stato uno dei talenti più luminosi della storia del calcio italiano. Anche se, forse, il calcio italiano, non se n’è accorto fino in fondo.

In una macchina perfetta come era il Toro di Luigi Radice possiamo considerare Sala la variabile tecnica della squadra?

Pieranni: Direi che, in un’epoca dove primeggiava il calcio totale Sala era il calciatore totale di quel Toro

Turco: Direi di sì. In una squadra ricchissima di talento, Sala era l’uomo in più: la ciliegina sulla torta.

Se il suo talento fosse sempre stato utilizzato come trequartista avremmo assistito ugualmente alle caterve di gol segnato dai Gemelli del gol? Il cambio di ruolo, da numero 10 a numero 7 ha fatto in buona parte la fortuna del Torino?

Pieranni: E’ mia opinione che i fuoriclasse non abbiano ruolo, infatti Claudio ha vestito tutte le maglie dell’attacco con ottimi risultati adattandosi perfettamente ai vari “moduli proposti dai mister che si sono succeduti sulla panchina granata, è indubbio che il ruolo disegnatogli da Radice sia stato per lui il più confacente.

Turco: Difficile fare i conti con la storia. Però probabilmente è così. Di  certo, l’arrivo di Gigi Radice sulla panchina granata nell’estate del 1975 e la sua intuizione geniale di spostare Sala sulla fascia destra ha permesso a Pulici e Graziani di trovare la catapulta ideale. Anche se lo stesso Sala, a lungo, non fu affatto persuaso di quella decisione.

Il fatto di aver segnato poco rispetto alle sue qualità l’ha in parte ostacolato in termini di visibilità e valore attribuito?

Pieranni: Direi semplicemente di no

Turco: Sicuramente sì. I 27 gol realizzati da Sala in serie A non rispecchiano il valore di un giocatore inimitabile. Anche oggi.

In merito al dualismo con Franco Causio in nazionale credete che sarebbe stato possibile uno schema di gioco che li prevedesse entrambi, magari sfruttando la duttilità tecnica e tattica di Sala?

Pieranni: Sono dell’idea che i campioni debbano sempre essere schierati insieme; non me ne voglia da lassù il buon Bearzot ma se avesse scelto questa linea (la Nazionale brasiliana dei 5 numeri 10 del 1970 insegna) forse i risultati sarebbero stati ancora più trionfali.

Turco:

Pensare di avere a disposizione due talenti del genere e non sfruttarli adeguatamente è stata sicuramente una pecca di un grande ct azzurro come Bearzot.

In una rosa dalle personalità forti e variegate Claudio Sala sì è imposto come capitano: era in tal senso un vero leader ed un collante all’interno dello spogliatoio?

Pieranni: Assolutamente si, anche se conoscendo l’afflato di quella squadra, afflato che esiste tutt’oggi, più che un capitano era un capofamiglia.

Turco: Sala è stato un leader silenzioso che nello spogliatoio sapeva sempre quando e come farsi sentire. Aveva imparato molto bene la lezione del suo predecessore Ferrini, il Capitano con la C maiuscola nella storia del Toro.

Da tifosi avreste preferito che avesse terminato la carriera al Torino, pur con un ruolo marginale?

Pieranni: Noi tifosi del toro siamo sempre “attaccati” alle nostre icone e Sala è senza dubbio una di queste, a volte però i percorsi della vita non coincidono con i desideri.

Turco: Certamente sì. E sono convinto che lo avrebbe voluto anche lui.

Nel 1989 non è riuscito a salvare da allenatore un Torino in difficoltà: troppo complessa la situazione o ancora troppo inesperto lui?

Pieranni: Assolutamente da elogiare per essersi assunto una responsabilità e per  aver cercato di condurre in porto una “nave” che faceva acqua da tutte le parti. A mio avviso quella era una retrocessione già scritta da fattori ben più ampi.

Turco: Quell’anno, quando arrivò Sala, la situazione era ormai compromessa. Sarebbe stato impossibile per chiunque riuscire a rimediare e salvare la barca granata che già si stava inabissando.

Le vostre opere danno risalto ai componenti di una squadra mitica: ritenete che sia un po’ sottovalutata o dimenticata dalla critica comune?

Pieranni: Quella squadra ha portato una ventata di freschezza a tutto il calcio italiano ed è un’icona per un intero popolo, per cui noi granata siamo contenti così.

Turco: Assolutamente sì. Non dimentichiamo che quel gruppo, quei giocatori, furono i protagonisti di un’impresa che a Torino, tutt’ora, viene considerata una vera e propria rivoluzione: la rivoluzione del 1976.

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