Intervista: Il Pallone Ai Tempi Di Tino Asprilla

Nel suo libro Enzo Palladini ci racconta la vita e la carriera di Faustino Asprilla, entrambe vissute sulle montagne russe, tra magie in campo e stravaganze al di fuori di esse. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Quando nasce l’idea di dedicare un libro ad un calciatore/personaggio come Tino Asprilla?

La filosofia di “inContropiede” è raccontare storie che prescindano dalle vittorie o dalle cifre. Ci piace dedicare spazio a calciatori dei quali non si parla correntemente nei bar ma che per un motivo o per un altro hanno vissuto vite insolite. Così è bastata una scintilla, è bastato nominare il nome di Asprilla per renderci conto che meritava un libro.

C’è a tuo parere la necessità di riabilitarlo come calciatore, tenuto conto delle vicende vere o presunto che hanno da sempre condizionato l’opinione sì di lui?

Asprilla è quello che è, punto e basta. È stato un buon calciatore tendente all’ottimo, ha avuto dei momenti in cui era totalmente immarcabile e dei momenti in cui non stava in piedi. Un fantasma che vagava per il campo. Era così e non poteva essere diversamente.

Possiamo dire che Asprilla ha quasi totalmente buttato via un talento da fuoriclasse?

La differenza tra un buon calciatore, un grande calciatore e un fuoriclasse è che il calciatore normale in campo compie il gesto tecnico che ti aspetti, il grande calciatore fa quello che tu temi stia per fare. Il fuoriclasse non fa nessuna delle due cose, ma qualcosa che nessuno si aspetta. Quest’ultimo aspetto forse Asprilla non lo possedeva, quindi non sarebbe mai stato un fuoriclasse assoluto.

La passione provata da Tanzi per lui mi ha ricordato quella di Moratti per il Chino Recoba, protagonista di un altro tuo bel libro: cosa ti affascina maggiormente di questi eccelsi talenti?

Il grande Franco Rossi, maestro di giornalismo, diceva che questi sono giocatori che piacciono ai ricchi. Il motivo è semplice da spiegare: secondo Franco chi ha grandi possibilità economiche non ha tempo né voglia per studiare ore e ore di partite, ma preferisce guardarsi i cosiddetti “hiliites”. Nel caso di Recoba e Asprilla gli hilites sono altamente affascinanti, logico che esercitino un grande fascino su grandi imprenditori come Moratti e Tanzi.

Ricordo che da adolescente rimasi estasiato dalla sua tripletta al Torino nel 1993, tanto mi appariva immancabile: lo era davvero?

Nelle giornate di grazia lo era e in questo senso è esplicativo il racconto del suo esordio in Champions League con la maglia del Newcastle United. Nessun difensore al mondo avrebbe potuto marcarlo quella sera contro il Barcellona. Ma la realtà è che quella sera non doveva giocare, perché era sparito tutto il pomeriggio dal ritiro per amoreggiare con una sua fiamma locale.

Enzo Palladini è più affascinato da Asprilla in quanto tale o rammaricato per quello che poteva essere in campo con una mentalità diversa?

Se Asprilla fosse stato un fuoriclasse tutto casa e chiesa o tutto bresaola e insalata non ci sarebbe stato alcun motivo per scrivere un libro su di lui, sarebbe risultato di una noia mortale.

Leggendo il libro ho colto molte assonanze con quelle che erano le peculiarità di Garrincha, senza voler fare un mero paragone tecnico: è corretto metterli in correlazione per stile di gioco e stile di vita?

Stile di gioco parecchio diverso, Garrincha, avendo una gamba più corta dell’altra, non era esattamente un fulmine in velocità. La tecnica era però straordinaria. Sembrava facesse sempre la stessa finta ma nessuno riusciva mai a trovare le contromisure. Asprilla giocava tutto sulla velocità e sul continuo cambio di direzione. In quanto alla vita privata, hanno in comune una irrefrenabile passione per le belle donne, ma Garrincha ha lasciato in giro una generazione di piccoli Garrincha mentre Tino, che si sappia, ha un solo erede che si chiama Santiago.

È un po’ destino dei giocatori colombiani quelli di essere genio e sregolatezza ed essere incompresi? C’è la tendenza in tanti Cafeteros ad essere incompiuti?

Fantasisti e attaccanti forse sì, pensando a gente come Valderrama. Ma non è una teoria generalizzabile, perché Ivan Ramiro Cordoba, per fare un nome ai noi noto, ha scritto un pezzo di storia dell’Inter con la sua applicazione e la sua serietà. Come in tutti i Paesi sudamericani o quasi, c’è da una parte l’estro, dall’altra la professionalità e qualche volta le due doti insieme.

Nell’ipertattico calcio attuale ci sarebbe sempre spazio per un giocatore dalle caratteristiche di Asprilla?

Il problema sarebbe a monte: farebbe molto fatica nella sua vita quotidiana, perché vorrebbe bombardato ogni giorno sui social dai tifosi per le sue notti in discoteca. In campo farebbe meno fatica. Magari non sarebbe titolare sempre. Ma con le cinque sostituzioni, mezz’ora di Asprilla ispirato potrebbe fare molto comodo.

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