Intervista: Orange Football

Paolo Ciampi e Arnaldo Melloni ci conducono in un bel viaggio nel calcio dei Paesi Bassi, mettendone in luce la storia, le squadre, i personaggi e gli avvenimenti più significativi e particolari . Ne abbiamo parlato con gli autori.

Come nasce l’esigenza di dedicare un libro al calcio dei Paesi Bassi?

La nostra è una generazione cresciuta con il mito dell’Olanda degli anni ’70. La passione per il calcio, diffusissima tra i ragazzi dell’epoca, ha trovato nella nazionale orange un modello formidabile che poi si è allargato anche ad altri aspetti della vita sociale. L’Olanda degli anni ’70 è diventata anche un modello di organizzazione sociale dove libertà, diritti civili e sociali, accoglienza venivano praticati con anni di anticipo rispetto al resto dell’occidente. Poi negli anni abbiamo frequentato i Paesi Bassi per ragioni di lavoro, amicizia, vacanza e ci siamo resi conto che lì la passione per il calcio è diffusissima e si sono stratificate storie di squadre e giocatori che valeva la pena raccontare. In questo libro abbiamo provato a raccontarle e speriamo che chi le leggerà possa divertirsi almeno quanto ci siamo divertiti noi a metterle insieme.

Vi sentite più stimolati a parlare  delle tre grandi del calcio olandese o della nazionale oppure delle realtà più piccole e curiose?

Raccontare di Ajax, Feyenoord, PSV e della nazionale è da un lato facile per la mole di materiale disponibile ma al tempo stesso complicato perchè è obiettivamente difficile scrivere qualcosa di originale. Noi condividiamo una passione per le storie minori e sicuramente ci siamo divertiti di più a raccontare il calcio olandese più periferico ma sicuramente genuino e coinvolgente.

A tal proposito nel leggere le storie meno conosciute ho percepito un connubio di orgoglio regionale e stravaganza: siete d’accordo?

Sì completamente d’accordo. Come spesso accade il calcio è un veicolo formidabile di rafforzamento identitario. Basti pensare a squadre come l’Athletic Bilbao e il collegamento con le vicende del Paese Basco.  Nei Paesi Bassi troviamo qualcosa di analogo in Frisia con l’Heerenven ma, più in generale, le squadre olandesi, soprattutto quelle espressione di piccoli centri, costituiscono straordinari strumenti di coesione sociale. Anche sulla stravaganza non si può che concordare. E’ vero che abbiamo selezionato storie curiose e particolari ma è anche vero che nei Paesi Bassi non c’è traccia della freddezza nordica tipica dei paesi confinanti. Anzi, il culto ed il rispetto della diversità e dell’eccentricità è molto praticato senza però andare a discapito dell’efficacia o della serietà dell’impegno. 

Sono sempre stato affascinato da Faas Wilkes: credete che il suo valore sia stato nel tempo sottovalutato in patria ed in Italia?

Faas Wilkes, la Monna Lisa di Rotterdam, è stato un calciatore incredibile e nell’Inter non fece male, anzi: segnò un gol ogni due partite giocate e per le sue caratteristiche tecniche (soprattutto il dribbling ubriacante) divenne un idolo della tifoseria. La sua fama fu limitata dalla seconda guerra mondiale e dall’aver giocato in un periodo in cui il calcio olandese era dilettantistico e poco organizzato. Poi ebbe anche un terribile infortunio che ne segnò l’ultima parte della carriera. Quindi, sì  Wilkes è stato un po’ sottovalutato anche se Cruijff ha più volte dichiarato che quando era giovane, proprio Wilkes era il suo idolo.

Se nel 1973 il gol di Jan Verheyen fosse stato convalidato cosa sarebbe successo alla storia del calcio? La Clockwork Orange è stata la più bella espressione calcistica mai vista?

Questa è una delle più incredibili sliding doors della storia del calcio mondiale. Come si dice in questi casi la storia non si fa con i se e i ma, però la curiosità di immaginare cosa sarebbe accaduto se l’Olanda non si fosse qualificata ai mondiali del ’74 è fortissima. Alcune considerazioni veloci. Da un lato il calcio olandese, grazie a Feyenoord ed Ajax che dominavano la Coppa Campioni era comunque sulla cresta dell’onda ma è anche vero che la mitologia del calcio olandese si è nutrita della nazionale, splendida perdente del mondiale di Germania. Resta il fatto che il gol di Jan Verheyen era validissimo e la nazionale belga, peraltro molto forte anch’essa, avrebbe dovuto qualificarsi. Non sappiamo se l’Olanda di quel periodo sia stata la più bella espressione calcistica mai vista, di sicuro è stata la più innovativa e rivoluzionaria e ha influenzato come mai nessuno prima e dopo il gioco del calcio.

Johan Cruijff sulla panchina dell’Olanda ai Mondiale del 1990: cosa sarebbe successo?

D’istinto ci verrebbe da dire che l’Olanda avrebbe vinto il mondiale. Era la squadra che aveva vinto l’Europeo dell’88 con i migliori giocatori tra i 26 e i 28 anni nel pieno della loro maturità calcistica e le rivali non erano irresistibili. Vinse la solita Germania ma non era imbattibile, tutt’altro. Finì malissimo a causa dello spogliatoio spaccato e viene naturale pensare che Cruijff avrebbe gestito diversamente la situazione e sarebbe stato in grado di trovare la quadratura del cerchio. Ma anche qui, siamo nel campo dei se e dei ma … Certo è che si tratta un altro enorme rimpianto per la tifoseria orange.

Credete che si possa parlare di una scuola olandese di portieri, dato il gran numero di campioni nel ruolo?

A leggere questa domanda ci viene in mente l’Ajax di quest’anno, che nonostante sia una squadra eccellente, praticamente gioca senza portiere. Battute a parte, ci pare difficile parlare di scuola olandese di portieri. Fortunatamente qualche campione c’è stato anche in quel ruolo (Van der Saar sicuramente) ma, soprattutto negli ultimi anni, si fa fatica ad intravedere un portiere poco più che decente anche per la nazionale

Qual è la vostra opinione sul calcio olandese attuale e cosa pensate del nuovo corso della nazionale con Luis van Gaal?

Per quanto riguarda la nazionale, aver perso Koeman come allenatore prima degli europei è stato un problema, come poi si è visto nell’andamento della competizione continentale. L’arrivo di Van Gaal ha sicuramente riportato entusiasmo e soprattutto un’idea di gioco condivisa ed in linea con la storia del calcio olandese. Il classico 4 3 3, anche senza interpreti straordinari sulle ali, ha rimesso le cose a posto e adesso, dopo un inizio problematico con De Boer, la qualificazione ai mondiali del prossimo anno non sembra impossibile. Più in generale, il calcio olandese viva una fase storica non eccezionale, senza grandissimi talenti ma con un livello medio forse più alto di altri periodi. Bisogna dire che l’Ajax sta riuscendo a dare continuità di presenza e risultati ad alto livello in Europa anche grazie ad una dirigenza solida e ad una guida tecnica stabile. Gli investimenti nel settore giovanile portano sempre enormi dividendi, tecnici ed economici.  

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