Intervista: Aldair, Il Potere Del Silenzio

Il libro di Daniele Santilli ripercorre la vita e la carriera di Aldair, grande difensore e personaggio dal carisma “silenzioso”. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come è nata l’idea di dedicare un libro ad Aldair nel 2021?

La casa editrice voleva celebrare il ventennale dello scudetto della Roma, narrando la storia di un grande campione, di cui si è sempre parlato poco. Quando mi è stato proposto il lavoro, non ho esitato un attimo ad accettare, in quanto Aldair ha accompagnato i miei anni più belli da tifoso.

Credi che durante la sua carriera il suo valore sia stato sottovalutato?

Spesso i difensori non godono delle luci della ribalta che hanno gli attaccanti. Inoltre la sua riservatezza ha contribuito a non avere il risalto che meritava. Dagli addetti ai lavori ha avuto però tutti i giusti riconoscimenti  e il suo valore non è mai stato messo in discussione.

È corretto definirlo un difensore moderno in relazione alla sua epoca di riferimento?

Nel libro alcuni suoi ex compagni lo definiscono così. Stefano Desideri afferma che trent’anni fa Alda giocava come i difensori di oggi. Eusebio Di Francesco sottolinea che sarebbe stato perfetto per la costruzione dal basso che molti tecnici moderni impongono alle proprie squadre.

Qual’è stato l’allenatore più importante nella sua carriera?

Se fossi io a rispondere, direi Fabio Capello, che è stato fondamentale per la sua permanenza a Roma e per il raggiungimento di quel traguardo inseguito per oltre un decennio. Alda invece in un’intervista riportata sul libro afferma che è stato Ottavio Bianchi. Può sembrare strano, ma in realtà il tecnico lombardo ebbe un ruolo decisivo nell’inserimento nel calcio italiano e nella maturazione tattica di Pluto.

Credi che per lui lo scudetto sia stato un cruccio? Gli pesava é mai pesato non vincere con il club quanto con la nazionale?

Aldair avrebbe potuto giocare con qualsiasi squadra durante la propria carriera e beneficiare di ingaggi superiori a quelli percepiti con la Roma. Il suo amore per i colori giallorossi è stato sempre più forte e alla fine ha realizzato il sogno di vincere in quella che è divenuta a tutti gli effetti la sua città. Il vero cruccio è stato non poter scendere in campo nelle ultime gare dell’anno magico a causa di un infortunio, che ha reso un pò amari quei festeggiamenti attesi da tanto tempo.

A tal proposito hai mai temuto che se ne potesse davvero andare in squadre più attrezzate per vincere?Quanto la sua indole pacata lo ha aiutato nelle difficoltà, per esempio dopo l’infortunio o quando veniva messa in discussione la sua titolarità? Davvero la sua forza morale era fuori dal comune?

In quell’epoca noi tifosi vivevamo di sentimenti. Non sarebbe stato accettabile vedere una bandiera come Alda indossare un’altra maglia ed ogni volta che i giornali parlavano di un suo probabile trasferimento, giravo pagina… La sua carriera è stata contraddistinta da romanzeschi colpi di scena in cui la sua forza di volontà ha sempre trionfato. Nel 1994 ad esempio, sarebbe dovuto rientrare in primavera, dopo un infortunio al crociato. A fine gennaio era già in campo e pochi mesi dopo si laureò campione del mondo con il Brasile.

È stato il miglior difensore della storia della Roma?

A mio avviso si, anche se più che la mia opinione, che conta il giusto, vale la pena ricordare quella più illustre del Barone Liedholm : ” Nella Roma di tutti i tempi, come centrali, prendo due stranieri. Quello falso, Viercowod, e quello vero, Aldair. “

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