Intervista: Il Leone di Belo Horizonte

Un vero onore ed un grande piacere poter disquisre con il grande Luis Vinicio e Pasquito Catanzaro in merito al libro dove l’indimenticabile O’Lione ripercorre la sua vita/carriera.

Vinicio

Preferisce essere ricordato come grande attaccante o innovativo allenatore?

Non ho preferenze, credo di aver fatto bene il mio lavoro e sono contento di essere ricordato sia come un buon calciatore che come buon allenatore.

Il Napoli a zona del 74-75 iniziò  con Massa e Rampanti che si alternavano all'ala destra, mentre Pogliana era il terzino sinistro. Quasi a metà stagione, però, Pogliana finì in panchina, Orlandini fu dirottato terzino sinistro ed a centrocampo Rampanti fu aggiunto a Juliano ed Esposito, solo che Rampanti sapeva fare non solo l’interno ma anche l’ala, specie in fase d’attacco, quando Braglia si accentrava per tirare. Concludendo, quel Napoli olandese diventò anche un po’ brasiliano con un elastico 442, quando Rampanti si defilva sulla fascia?

Le qualità tecniche dei singoli giocatori mi permettevano di cambiare varie soluzioni tattiche, dato che quei giocatori si adattavano facilmente a coprire diverse zone del campo nella stessa partita. era in effetti un 442 brasil/olandese….

Quando era al Botafogo qual era il suo idolo o il suo modello? 

Il mio idolo è stato sicuramente Milton Santos, terzino sinistro ma dalle incredibili qualità tecniche. poi ricordo Geninho , anche lui mineiro, un centrocampista che faceva girare alla perfezione tutta la squadra. In attacco ovviamente l'idolo assoluto è stato Garrincha.

Hai mai pensato che se fosse rimasto in Brasile avrebbe potuto essere un componente della nazionale brasiliana, magari al vittorioso Mondiale del 1958? 

Sinceramente credo di no. Quando ancora giocavo nel Botafogo sono stato convocato in nazionale in una prima convocazione preparatoria di 40 giocatori,ma quando il numero dei convocati è stato ridotto a 25 non sono più stato chiamato. Devo riconoscere che in quel periodo nel mio ruolo esistevano già troppi campioni per lasciare spazio ad un giovane come me.

Luis Vinicio segue ancora il calcio? Ha ancora a cuore le sorti del “suo” Napoli? 

Seguo il Napoli e vedo tutte le partite ed ho certamente a cuore le sorti del Napoli. ma riconosco di non apprezzare molto il calcio di oggi, dove il giocatore che tocca di più la palla è il portiere.

Paquito Catanzaro

Come nasce l’idea del libro è quale sensazioni hai provato nel raccogliere i ricordi
di Vinicio?

L’editore di Homo Scrivens mi disse “Ci sarebbe la possibilità di raccontare la storia di Vinicio”. Non gli ho dato il tempo di proseguire che avevo già afferrato il taccuino e avevo cominciato a scrivere una scaletta. Per me questo libro rappresenta un premio: nel 2011 ho cominciato il mio percorso con la scrittura e 10 anni dopo ho avuto la possibilità di raccontare una vita che ha del romanzesco. Vinicio aveva tanto da raccontare e io non ho fatto altro che ascoltare attentamente e rimettere ordine in un mare di ricordi uno più bello dell’altro.

Nella sua vita si è dimostrato sicuro di se, onesto e sempre disponibile nei confronti degli altri: sono queste le qualità che l’hanno fatto amare anche al di fuori del campo?


Tutti quelli con cui ho parlato e tutti quelli che hanno un ricordo, anche solo accennato, di Luis Vinicio ripetono la stessa cosa: è un vero signore. Non posso far altro che unirmi al coro e aggiungere un pizzico di rammarico per non aver mai ammirato il suo Napoli.
Tuttavia, per fortuna, sono in tanti a ricordare il suo Napoli di metà anni ’70 e le loro storie hanno ispirato più di un capitolo di questa biografia.

È giusto definirlo un attaccante brasiliano atipico in quanto meno avvezzo alle finezze tecniche brasiliane e più potente?ù


Direi che è il più europeo dei calciatori brasiliani del tempo. Aveva forza fisica e una potenza esplosiva nel tiro che lo rendevano perennemente temibile. Senza dubbio era il più moderno tra i centravanti del suo tempo.


Credi che possa esistere il rimpianto di non averlo visto vincere nulla sia come
giocatore che come allenatore?


Può ritenersi soddisfatto di aver contribuito ai piazzamenti importanti delle squadre in cui ha giocato e allenato. Inoltre si è tolto la soddisfazione di vincere una classifica cannonieri con 25 reti (nient’affatto poche per il tempo).


In tal senso la clamorosa salvezza ottenuta con l’Avellino può rappresentare un personale scudetto?

Assolutamente sì. Una “provinciale” che partiva con una penalità importante che riuscì a cogliere 10 vittorie e altrettanti pareggi. Vinicio lavorava tantissimo sulla psiche dei suoi calciatori, trasformando dei promettenti calciatori in seri professionisti dediti alla causa.


Che segno ha lasciato Luis Vinicio nel calcio italiano?


Il segno di una persona per bene prestata al calcio per circa 40 anni. Non vi è compagno
di squadra o calciatore allenato che non serbi un buon ricordo del Leone di Belo Horizonte. E pazienza se qualcuno s’è beccato qualche sfuriata. Quale padre non tratterebbe così i propri figli?

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