Intervista: La Legge Del Colonnello

Danilo Crepaldi ripercorre la vita e la caleria di Valerij Lobanovski in un libro che finalmente mette in luce i tanti meriti calcistici del celebre Colonnello. Ne abbiamo approfondito i temi con l’autore.

Quando ed in che modo è nata l’idea del libro?

In verità l’idea di scrivere un libro su Lobanovskij non è mia ma del mio editore Urbone Publishing, il quale dopo l’uscita dei miei libri su Oleksander Zavarov e Vujadin Boskov mi ha proposto di scrivere un libro sul Colonnello. La sua proposta mi è piaciuta e così ho iniziato a svolgere le prime ricerche che hanno dato vita a “La legge del Colonnello-Sulle tracce di Valerij Lobanovskij”. Devo dire che la stesura di questo libro mi ha regalato mille emozioni ed è stato piacevole ricostruire la vita di questo grandissimo allenatore

Quale aspetto della personalità di Lobanovski ti ha maggiormente colpito?

Lobanovskij era un uomo pragmatico dalle idee molto chiare che difendeva contro tutti e tutto. Ci sono molte qualità che ho apprezzato nel Colonnello ma quella che mi ha colpito maggiormente è stata la sua perseveranza nel cercare di raggiungere determinati obbiettivi.

Possiamo definire la sua mentalità di allenatore come un’evoluzione dei metodi di Victor Maslov?

Lobanovskij aveva una mentalità tutta sua diversa da quella di Maslov che comunque era e rimarrà per sempre il suo mentore. Lobanovskij sapeva essere un sergente di ferro, proprio come Maslov, ma a differenza sua sapeva anche essere per i giocatori un amico ed una persona con cui confrontarsi anche su tematiche diverse dal calcio.

Valerij prese ispirazione dal calcio di Maslov e ai possiamo dire che i suoi metodi di allenamento ed anche il sistema di gioco delle sue squadre fossero un evoluzione delle metodologie di Maslov stesso. Anche se Lobanovskij, forse dato che aveva litigato da giocatore con Victor, non lo avrebbe mai ammesso.

Dove ricade a tuo parere la somiglianza tra la proposta tattica di Lobanovski e quella di Rinus Michels e dove invece i due approcci differiscono?

Sicuramente nell’interscambiabilità dei ruoli fra i giocatori a pari del tecnico olandese anche Lobanovskij pensava che i giocatori dovessero essere in grado di occupare più posizioni in campo. Entrambi praticavano un calcio totale ma mentre quello dell’Ajax di Michael’s era più fantasioso quello di Lobanovskij anche per ragioni ambientali, sociali e politiche era più schematizzato e legato a movimenti predeterminato.

Trai tanti talenti allenati dal Colonnello ce n’è uno che può essere identificato come il suo giocatore modello?

Vi sono molti giocatori che possono essere definiti come giocatori modello per Lobanovskij. Mi vengono in mente Blochin, Rac, Beszonov, Mychailichenko ma anche Onnyschenko e Kolotov e ancora Shevchenko ma io, forse perché sono di parte avendo scritto un libro anche su di lui, dico Oleksander Zavarov che sotto la guida di Lobanovskij risultava essere un giocatore a tutto campo in grado di impostare, difendere ed anche concludere insomma uno di quei giocatori universali che Lobanovskij tanto decantava. Qualcuno forse storcera il naso ma più volte Lobanovskij stesso l’ha definito insieme a Shevchenko e Blochin il giocatore più forte e completo da lui allenato.

Nel suo ruolo di selezionatore credi abbia troppo trascurato i talenti di altre squadre che non fossero la Dinamo Kiev?

Forse si ma il Colonnello era un uomo che si fidava, ciecamente, solo del suo lavoro e di se stesso e dato che le sue metodologie di gioco e di allenamento erano diverse da quelle di tutti gli altri allenatori sovietici ciò lo spinse a puntare sempre sul blocco della Dinamo Kiev che era al contempo anche la sua squadra di club. Nel 1986, prima dei mondiali messicani, Lobanovskij venne nominato C.T. dell’U.R.S.S. a neanche un mese dall’inizio della competizione iridata e ciò lo spinse a puntare sul blocco della sua Dinamo non avendo il tempo di forgiare una nazionale diversa. Nelle sue precedenti gestioni, invece, scelse di avvalersi in maggioranza dei suoi giocatori arrivando ad escludere anche giocatori importanti, eclatante ad esempio il caso di Kipiani alle Olimpiadi di Montreal. Se questo fu un errore non ne abbiamo la controprova, ciò che è certo è il fatto il Colonnello si fidava solo dei suoi occhi e del suo lavoro.

Nel tuo lavoro di ricerca che atteggiamento hai notato da parte delle stampa del periodo? Era stimato o temuto per le sua troppa modernità di vedute?

È una domanda interessante questa. Lobanovskij era stimato dal popolo e dagli addetti ai lavori, i quali lo hanno amato e rispettato sia da giocatore che da allenatore. Diverso a livello politico dove da una parte veniva visto come una persona che poteva portare lustro all’U.R.S.S e al socialismo ma certe sue idee, come quella del “professionalismo” spaventava gli alto papaveri del P.C.U.S. (Partito Comunista Unione Sovietica), durante la Perestrojka ebbe più libertà da parte di Gorbaciov ma non mancò di avere anche dei detrattori come, ad esempio, Gromyko ovvero il presidente del Soviet Supremo ed ex ministro degli esteri sovietico.

Come si troverebbe il Colonnello nell’iper tattico calcio odierno, con l’informatica entrata in pianta stabile nelle valutazioni calcistiche?

Credo molto bene poiché il suo era un calcio basato molto sulla tattica sull’interscambiabilità dei giocatori, caratteristiche tipiche del calcio odierno inoltre lui i computer cominciò ad utilizzarli già negli anni ’70 e ciò la dice lunga su quanto fosse avanti Lobanovskij

Continuerai a scrivere del calcio dell’Europa dell’Est? Ci puoi anticipare qualcosa?

Progetti ne ho molti e sicuramente continuerò a scrivere al riguardo del calcio dell’ Est. Ora sto lavorando alla biografia di Dragan Stojkovic ed anche ad altri scritti… Sicuramente dovrete continuare a sopportarmi…

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