Intervista: Il Diario Delle Canchas Argentine

Cristiano Cinacchio ci accompagna in un suggestivo viaggio negli stadi (le cosidette Canchas) argentini, fornendoci anche un’interessante resoconto storico dell’impianto in questione e della storia della squadra ospitata. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come nasce il tuo amore per il calcio argentino?

L’amore per il calcio in generale, soprattutto per le storie dei tempi passati, anni ’70- ’80 e ’90, lo ho sviluppato fin da bambino, crescendo in una famiglia di grandi appassionati che fin da piccolo ha instillato anche in me la passione per la nobile arte pedatoria. Per il calcio argentino in particolare si è sviluppato gradatamente, per la grande passione con cui gli argentini vivono il calcio, e soprattutto per le tante storie particolari che hanno creato il mito del Futbòl Argentino e che ho cercato di raccontare nel libro. Aldilà di Maradona, che reputo comunque il più grande di tutti, personaggi come Ardiles, Houseman, Carlovich, Luque, e molti altri hanno contribuito a creare un alone leggendario attorno al paese sudamericano

Ti affascina di più lo stadio enorme oppure quello più piccola?

Architettonicamente lo stadio enorme sicuramente ha il suo fascino, ma a livello di fruizione da parte del pubblico lo stadio raccolto ti regala tante più emozioni. Anche perché senti il calore del pubblico, che inevitabilmente si perde all’aumentare degli spazi. Mi è capitato di assistere ad una partita del Tottenham nel nuovo Wembley, stadio bellissimo ma talmente grande che il tifo un po’ si perde e la passione non arriva. Ho visto invece un paio di partite del Millwall a The Den: l’affluenza è un decimo, ma il calore è incomparabile. A mio modesto parere la dicotomia è più quella tra stadio antico e moderno: visitare il Maracanà, pur essendo enorme, deve regalare emozioni uniche, così come per restare in Argentina, la visita del Monumental. Da questo punto di vista trovo invece che stadi nuovi o ristrutturati da poco (l’Emirates, l’Amsterdam Arena, il nuovo White Hart Lane per fare alcuni esempi…) perdano parecchio dell’essenza dei loro progenitori.

Durante il tuo tour hai mai avuto la sensazione di pericolo, data la nomea che hanno certi barrios argentini?

La dittatura militare Videliana, sul finire degli anni ’70, aveva smantellato a Buenos Aires quasi tutte le Villas (i quartieri più poveri e pericolosi) creando nuovi quartieri ed imponendo una nuova urbanizzazione. La caduta poi di Videla ha visto di fatto il ricrearsi di queste baraccopoli nei punti della città lasciati liberi dalle nuove costruzioni. Questo ha portato al fatto che a Buenos Aires in 100 metri tu puoi passare da quartieri residenziali, ad ammassi di costruzioni create letteralmente una sull’altra, fatiscenti, cadenti, coi muri sgretolati o non completati, mattoni a vista e magari senza tetto. Questo per dire che quando si gira per Buenos Aires bisogna fare molta attenzione e avere bene in mente dove si va, soprattutto la sera. Detto questo io non ho mai avuto percezione di pericolo, anche in quartieri dove le usuali guide turistiche intimano di fare molta attenzione e non farsi vedere con oggetti di valore (la Boca in primis). L’unico posto dove consiglio sicuramente di recarsi in taxi e chiedere di essere attesi è lo stadio del San Lorenzo, in quanto è costeggiato dalla Villa 1-11-14, una di quelle ritenute tra le più pericolose della Capitale. Non voglio però dipingere un quadro distorto: la quasi totalità della popolazione è cordialissima e molto molto ospitale con i turisti.

Qual è stato lo stadio che più ti ha emozionato, magari rapportandolo alla storia del club?

Qui sarò banale ma devo rispondere la Bombonera. Io vivo a Genova e la storia di questo stadio si lega a quella della mia città. Ma a parte questo è incredibile l’effetto che fa una volta che si accede al terreno di gioco. Il tour prevede l’entrata attraverso il settore dietro una delle porte, e da subito si ha l’impressione di essere dentro ad un’arena. Il campo appare molto stretto, forse anche a causa della forma a D, unica nella sua specie, con la tribuna principale, quella del lato “dritto” che è a strapiombo sul campo. In realtà è un effetto ottico perché il campo non ha dimensioni particolarmente ridotte, o comunque non più di altri terreni della Capitale. Come racconto nel libro questa particolare caratteristica è stata spesso utilizzata nella storia anche da altre squadre della Capitale, che ospitavano qui i club europei nelle competizioni internazionali per intimorirli sin dall’ingresso in campo. Un altro stadio molto emozionante è stato “el templo de madera”, lo stadio Etcheverri del Ferro Carril, che ha ancora le tribune in legno. Una delle poche testimonianze rimaste dei tempi andati. Praticamente tutte le canchas argentine, infatti, inizialmente erano state progettate con tribune in legno, che sono poi state demolite per far posto al cemento.

Si dice che a Rosario il calcio si viva in maniera diversa: hai avuto questa sensazione?

Devo dire che sono rimasto a Rosario solo una giornata. La città è circa a 50 minuti di volo da Buenos Aires, quindi sono partito la mattina presto e rientrato la sera. A livello di derby, lì è tutto un Leprosos vs Canallas. Non c’è spazio per altre squadre e le testimonianze di questa rivalità si trovano ovunque sotto forma di immagini, murales, e scritte sui muri. A livello dell’attaccamento al calcio delle singole persone devo dire non ho riscontrato una particolare differenza rispetto a Buenos Aires. Anzi, nei piccoli barrios della Capitale, come Lanus, Banfield e Avellaneda per citarne alcuni, si respira un amore per la propria squadra incredibile. Ma forse sono stato troppo poco a Rosario per riuscire a viverla appieno…

Hai avuto modo di assistere anche a partite dal vivo: cosa ti ha emozionato particolarmente e quali particolari hai notato delle hinchadas argentine?

Si, ho assistito ad un Lanus – Velez di Coppa d’Argentino alla Fortaleza. Tra l’altro, proprio a testimonianza di quanto detto prima sull’amore per le squadre di barrio, ci siamo recati allo stadio neanche sicuri di visitarlo, e dopo aver chiesto abbiamo ottenuto che Maia, una gentilissima ragazza che lavora per il club, ci ha portato a visitare tutto il complesso, stadio, campi limitrofi, spazi ricreativi per l’hinchadas e addirittura la foresteria dove crescono i giovani granate, ed alla fine ci ha presentato il Vice-Presidente del club e ci ha regalato i biglietti per la gara. Tornando alla domanda, la cosa più emozionante è stata che mentre aspettavamo l’inizio del match sentivamo una musica, tipicamente sudamericana, percussioni e trombe, in lontananza, e pensavamo fosse un disco. Con l’approssimarsi del match la musica è cresciuta d’intensità e abbiamo scoperto che era … live! I tifosi, con tamburi e trombe, avevano cominciato a suonare e cantare già un’ora prima della partita fuori dallo stadio, per poi entrare tutti assieme. E naturalmente non hanno smesso per tutti i 90’, malgrado il risultato non fosse favorevole alla loro squadra. Ormai con immagini che arrivano da tutto il mondo, siamo abituati a vedere queste scene di tifo caloroso, ma ti assicuro che viverle in prima persona è tutta un’altra

Una volta riaperte le frontiere credi replicherai l’esperienza in altre nazioni?

Ho iniziato ad avvicinarmi al groundhopping quando ero poco più di un bambino, in un viaggio on the road in Spagna e Portogallo, in cui ho costretto i miei genitori a fare tappa allo stadio in ogni città che visitavamo. Dalla metà dello scorso decennio ho iniziato a dedicare ogni anno le ferie alla visita degli stadi, e tra le mie mete ci sono state Londra (infinite volte), l’Inghilterra centrale, la Spagna, l’Olanda, la Romania, ed alcune città della Germania, oltre ovviamente all’Argentina. Quindi la risposta è certamente si. Sul mio taccuino per il 2020 c’era la Turchia, con Istanbul e Bursa sull’agenda di viaggio. Spero che tutti i problemi relativi alla pandemia cessino presto e di riuscire a breve a dedicarmi nuovamente alla mia passione.

Hai altri progetti legati alla grounhopping ed alla tua passione per il calcio?

Si. In realtà il Diario ha un gemello, con la stessa impostazione, che tratta gli stadi delle principali città d’Inghilterra. E’ in larga parte pronto, ma in Inghilterra ci sono stadi che sono appena stati costruiti (per esempio il nuovo stadio del Brentford) ed altri sono sotto riammodernamento (Craven Cottage, White Hart Lane). Vorrei riuscire a tornare là per aggiornare il libro con le ultime novità. Sono stato a Londra ad ottobre ma molti stadi erano chiusi e sono riuscito a visitare solo il nuovo White Hart Lane ed il nuovo centro sportivo del Barnet. In questo 2021 è invece in programma l’uscita di una nuova opera, che ho finito di stendere proprio pochi giorni fa ed ora è in fase di editing, dal titolo provvisorio di “Bucarest – tra Fotbal e politica”. E’ sempre dedicato al groundhopping, con la storia delle squadre della capitale rumena e di alcune leggende del paese, ma ha come filo conduttore le ingerenze della politica e del regime Ceauseschiano in quelle che identifico come le 3 ere del calcio rumeno. Ingerenze fortissime, come in nessun altro paese del mondo, che hanno reso il calcio e la politica un connubio che è andato a braccetto per quasi 50 anni e che sono state molto interessanti da approfondire e da raccontare per un appassionato come me. Nel libro ho provato anche un nuovo esperimento narrativo, molto divertente per me, ma non ti voglio svelare troppo… lasciamo un po’ di hype ai lettori!

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