Intervista: Emozioni Mondiali

Raffaele Cammarota ripropone con competenza le fasi salienti dei Mondiali dal 1970 al 2018, focalizzandosi su personaggi e sfida leggendari, fornendo anche un utile quadro statistico. Ne abbiamo approfondito i temi con l’autore.

Quando e come nasce l’idea del libro?

La prima bozza di idea del libro nasce nel 2006 nel preciso istante in cui Grosso segna il rigore decisivo e Civoli ci regala la celeberrima frase del “cielo azzurro sopra Berlino”. Anche se l’amore per la nazionale sbocció già da bimbo ai tempi dei Mondiali 78/82 . Suggestioni fortissime che ho voluto poi mettere per iscritto e regalare a tutti i lettori e gli amanti del calcio azzurro.

Qual è l’edizione del Mondiale che più l’ha emozionata?

Inevitabile citare le due vittorie mondiali del 1982 e 2006: entrambe emozionantissime.Ma quella del 1982 avra’ sempre qualcosa di magico: qualcosa di, credo, irripetibile per come si è sviluppata, poi concretizzata e per il contesto storico in cui è avvenuta. Ha sancito la fine di un’epoca, i cosiddetti “Anni di Piombo”, e l’inizio di un’altra, i fantastici Anni 80. Sì, direi il Mondiale di Pablito del 1982. Con un dodicenne perdutamente innamorato della maglia azzurra.

Dal libro si evince una sua predilezione per Roberto Baggio: per quali aspetti lo ritiene superiore ad altri fuoriclasse della storia calcistica italiana?

E’ stato un giocatore unico. Sia a livello tecnico, sia per come ha inteso il calcio.Citando Lucio Dalla, poeta e cantautore: «A veder giocare Baggio ci si sente bambini… Baggio è l’impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo».Non vi e’ una spiegazione solo razionale nel considerare Baggio il piu’ grande Italiano di sempre. Per tanti, me compreso, lo e’ stato. Semplicemente.

Nutre più rimpianti per la sconfitta in finale del 1970 o del 1994?

Probabilmente per quella maturata nella finale del 1994: avevamo di fronte uno dei Brasile, non vorrei dire più deboli, ma sicuramente meno forti della storia. In un contesto ambientale assolutamente particolare per il caldo, con un pizzico di fortuna in più avremmo potuto tranquillamente vincere.  

Il Mondiale del 1978 è probabilmente il più chiacchierato e con maggiori interferenze politiche: crede che all’Italia sarebbe stato “permesso” ribattere l’Argentina in un’ipotetica finale?

Questa è una bella domanda. Quel mondiale si svolse in un contesto storico e ambientale davvero particolarissimo. In ogni caso credo che quell’Italia, in quel particolare periodo, fosse davvero una delle nazionali più forti e con uno dei migliori tandem d’attacco del panorama calcistico mondiale. Con un Bettega che nel biennio 76/78, insieme a Keegan e Kempes, e’ stato sicuramente tra i tre attaccanti più forti al mondo. E con un Paolo Rossi in piena esplosione proprio in quel Mondiale.Quindi la mia risposta è Si’. Credo che avremmo potuto battere di nuovo l’Argentina in finale anche in quella situazione ambientale cosi’ particolare.

L’hanno emozionata di più la rivoluzione tattica dell’Olanda nel 1974 o le grandi giocate del solista Maradona nel 1986

Qui non ho dubbi. Esce fuori il mio lato romantico. Per quanto la grande Olanda del calcio totale del 1974 abbia rappresentato una rivoluzione indubbia nella storia del calcio, le magie del Pibe de Oro del 1986 rappresentano qualcosa di inarrivabile. Per come un singolo giocatore sia riuscito quasi da solo a regalare un Mondiale alla sua Nazione. Il più grande giocatore di tutti tempi in quei Mondiali ci ha davvero regalato delle emozioni pazzesche, probabilmente irripetibili.


Crede che la gestione di Azeglio Vicini abbia materialmente compromesso il successo finale azzurro? È d’accordo con chi dice che il commissario tecnico fosse troppo legato ai sui fedelissimi dell’Under 21

Non credo che la gestione di Azeglio Vicini abbia in qualche modo compromesso quel mondiale. Forse solo per la scelta della formazione in semifinale ci potrebbe essere qualche remora per non aver dato fiducia fin da inizio partita a Baggio, visto il grande stato di forma del Divin Codino. A parte questo, tuttavia, non credo si possano imputare grosse colpe al galantuomo Vicini. In fondo la differenza tra un probabile Mondiale vinto e il terzo posto fu sancita solo da un gol, strano e fortunoso, subito per una uscita avventata del nostro portiere.

Cosa ne pensa del livello attuale della nazionale azzurra? Crede che nel 2022 la squadra di Mancini possa tornare protagonista?


Sono positivamente sorpreso dalla gestione Mancini. La cosa che piu’ mi ha colpito del nuovo Ct è stata la sua prima dichiarazione, a inizio mandato, di immenso amore nei confronti della maglia azzurra. Non ha esitato a rinunciare ad offerte economiche più allettanti pur di sedere sulla panchina azzurra. E questo già me l’ha reso simpaticissimo: grande onore e rispetto.E poi i risultati stanno arrivando. Quindi si’, sono moderatamente ottimista per il prossimo appuntamento iridato del 2022. Forza Azzurri

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