Intervista: Lettere Da Liverpool

Liverpool, una città fondamentale nella storia del calcio e della cultura pop. Stefano Ravaglia ne ripercorre le vicende dei suoi interpreti. Ne abbiamo parlato con lui.

La storia del Liverpool è costellata da grandi allenatori. Secondo te, quale è risultato più importante per l’evoluzione del calcio inglese?

Per l’evoluzione del calcio inglese non saprei, di sicuro per il Liverpool è certamente Bill Shankly il più influente. Non è che abbia rivoluzionato il gioco, ma ha rivoluzionato il Liverpool stesso e il rapporto allenatore-calciatore. Un padre, ma anche un inflessibile manager che non aveva paura di nulla.

Nella notte di Istanbul, quali sono stati gli aspetti più rilevanti ad aver spinto i reds all’ormai epica vittoria?

Quella capacità di rimontare che è sempre nel sangue del club. E’ successo altre volte, succederà ancora. In quell’anno poi, proprio nei gironi, il Liverpool si qualificò negli ultimi minuti grazie a un gol di Gerrard, che firmò il 3-1 all’Olympiakos nell’ultima giornata del girone. All’andata avevano vinto i greci 1-0, per cui servivano due gol di scarto nello scontro diretto.

Sei anche tu dell’idea che Owen sia stato, per un periodo, il più forte numero 9 al mondo?

Mah, se lo è stato è accaduto per un brevissimo periodo. E’ stato un grande talento, ha firmato praticamente le 5 vittorie del 2001, anno in cui il Liverpool alzò la Coppa Uefa, la FA Cup, la Supercoppa Europea, la Coppa di Lega e la Charity Shield. Ma è durato poco.

Cosa ha rappresentato Benitez nel pianeta Liverpool?

Benitez ha rappresentato la continuità internazionale. Andò vicino alla Premier, se così si può dire, nel 2009, perdendo la sfida diretta contro lo United, nonostante il Liverpool avesse vinto 4-1 a Old Trafford durante la stagione. Ma dopo i trionfi di Houllier, lui è stato capace di riportare il trofeo mancante ad Anfield, ossia quella Coppa dei Campioni che il Liverpool non vinceva dal 1984.

Quali sono i tre giocatori, a tuo avviso, più importanti della formazione del 2019?

Alexander-Arnold, Van Dijk e Allison. Non scarterei nemmeno Robertson. Come vedi faccio tutti nomi che compongono il reparto arretrato, nonostante il Liverpool sia stato una autentica macchina da gol e spettacolo. Arnold è un prodotto della Accademy, e questo testimonia come il Liverpool ha speso sì 170 milioni per prendere gli altri due, ma ha dato tantissimo spazio ai giovani in questi ultimi anni. E appunto, il brasiliano e l’olandese, non si possono non citare, perché sono stati davvero i due pilastri dei successi dei reds. Ma è difficile sceglierne tre: come lasciar fuori Mané? O la crescita di Henderson, che in questi due anni ha giocato bene come mai aveva fatto? O la capacità di Firmino di segnare meno ma di sfoderare colpi di classe autentici? E’ stato nell’insieme un grande Liverpool.

Quanto è cambiato il calcio inglese dopo l’Heysel e l’Hillsborough?

Beh, moltissimo. C’è molta retorica sull’argomento, la Thatcher in realtà deve molto al suo ministro, Peter Taylor, che sfoderò il Taylor Report, un documento in due fasi che cambiò davvero gli stadi inglesi e l’approccio ad essi. I risultati in realtà non sono stati immediati, ma adesso si può certamente dire che la situazione sia davvero cambiata. Forse si è esagerato dall’altra parte: frequentando gli stadi inglesi, spesso li puoi trovare molto freddi e “teatrali”. Chi dice che lo stadio deve essere come un teatro, secondo me sbaglia. Lo stadio deve essere calore e passione. Anche Anfield si è un po “imborghesito”, ma resta lo straordinario tempio di sempre.

Quali sono i fattori che hanno portato la creazione del libro?

E’ un progetto che avevo da qualche anno, che ho deciso di ritirare fuori quando il Liverpool nel dicembre 2018 stava cavalcando verso la Coppa dei Campioni. L’entusiasmo intorno ai reds mi ha fatto ripescare quel paio di cose che avevo scritto e che avevo lasciato nel cassetto. Il titolo “Lettere da Liverpool” invece ce l’avevo in mente da tanto tempo: è come un racconto epistolare, come se qualcuno abitasse a Liverpool e raccontasse
la storia del club come gli accada intorno.

Quanto è stato importante il contesto sociale, nella grandezza del club nello scorso
secolo? E quanto lo è oggi?

Il contesto sociale è stato fondamentale. Liverpool è stata il più grande porto d’Europa nell’Ottocento, e alla fine degli anni Cinquanta si è diffuso il genere musicale del Merseybeat, quello che poi ha portato ai Beatles. Circa 500 gruppi musicali suonavano a Liverpool in quegli anni, c’era un fermento senza pari. Liverpool è stata la capitale del Merseybeat come New Orleans lo è stata del jazz. Basterebbero queste due grandi svolte
sociali per spiegare la città. Un luogo che è caduto in una grande crisi negli anni Settanta/Ottanta, un po’ come tutta l’Inghilterra, proprio nel periodo in cui Everton e Liverpool dominavano in Inghilterra e fuori. Anche quel contesto sociale, seppur fatto di disoccupazione, violenza e crisi economica, è stato uno spaccato di Liverpool. La gente andava a Goodison Park o ad Anfield per trovare un’ora e mezza di pace dai problemi
quotidiani. Il calcio a Liverpool non può prescindere dal tessuto sociale della sua città.

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