Intervista: Daniele De Rossi O Dell’Amore Reciproco

Daniele Manusia ci ga regalato un ritratto di Daniele De Rossi davvero particolare, attraverso un’analisi che coinvolge tutte le dinamiche del giocatore simbolo della /di Roma. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Prima di tutto complimenti per il libro, davvero bello e particolare: come nasce l’idea? Si tratta di un progetto che hai portato avanti di anno in anno?

No in realtà l’ho scritto tutto sommato velocemente, iniziandolo quando è tornato dall’Argentina e chiudendolo durante il lockdown. Ma la storia di De Rossi l’ho vista svolgersi in tempo reale quindi è stato facile.

Difficile trovare nel calcio un affetto così forte e reciproco come quegli tra De Rossi e (la) Roma: credo sia in assoluto un qualcosa di unico ad ogni latitudine?

Non saprei, credo dipenda anche dal fatto che la Roma non è una squadra che vince molto, quindi i giocatori finiscono per essere importanti. Quello che forse è unico, oggi, è che un giocatore così rappresentativo e forte resti tutta la carriera nella stessa squadra. La Roma negli ultimi anni è stata fortunata ad averne addirittura due così, credo che ci renderemo conto di quanto siamo stati fortunati solo tra molti anni.

Secondo te perché non ha mai voluta farsi vedere in lacrime, siano esse di gioia o di tristezza? 

Quella è una cosa di cui non sono sicuro, cioè nelle immagini è così e mi pare quel tipo di persona, ma in fondo è sempre una mia interpretazione. Non so se dice più se De Rossi o su di me.

Dal punto di vista tecnico è stato messo più volte a confronto con Steven Gerard e Frank Lampard: è un paragone che regge? 

Sì, in parte, anche se De Rossi è cambiato moltissimo. Come loro è stato un giocatore che copriva molto campo e con un’incidenza in area di rigore, ma da un certo punto in poi si è specializzato nei compiti difensivi ed è cambiato molto, diventando quello che oggi ricordiamo. Un attento recuperatore di palloni, un play difensivo pulito e forte fisicamente. Gerrard e Lampard hanno puntato maggiormente sulla tecnica e sulla fase offensiva, direi. 

Quanto successo al Mondiale del 2006, espulsione con gli USA, squalifica e poi rientro in finale, quanto ha inciso nel futuro dell’allora ventitreenne Daniele De Rossi?

Moltissimo. In positivo credo gli abbia dato una sicurezza che altrimenti non avrebbe avuto, in negativo però ha contribuito all’immagine di un giocatore violento che poi si è portato sempre dietro.

Come sarebbe stato De Rossi senza la contemporaneità di Francesco Totti? L’aurea del Capitano l’ha in parte messo in secondo piano?

Eh, domanda da un milione di dollari. Certo, senza Totti la Roma non sarebbe stata quella in cui è arrivata De Rossi; una Roma ambiziosa, cioè, che veniva da uno Scudetto vinto e pensava di vincerne di nuovi. Di Sicuro però qualcuno si sarebbe accorto prima della grandezza di De Rossi che invece nei primi anni, quelli in cui Totti era di gran lunga il migliore della squadra, è passata un po’ in secondo piano. Però fa parte anche della storia di De Rossi e dei suoi tifosi, è un amore che è cresciuto negli anni, con la maturità.

Molti gli imputano di non aver lasciato Roma per lidi calcisticamente più floridi: credo che De Rossi sarebbe stato più forte lontano da Roma? 

Più forte non penso, ma negli anni in cui era al suo meglio avrebbe potuto giocare titolare in squadre con più possibilità di vincere. Tipo il City di Mancini. Ma sarebbe stata un’altra storia, magari più di successo ma non per forza di cose più bella.

Qual é l’allenatore che più è stato importante per la sua crescita come calciatore?

Lui li ha nominati quasi tutti, quelli che ha avuto, ognuno ha influito in un modo o in un altro. Io dico Capello, perché non è detto che un altro al posto suo avrebbe avuto il coraggio di farlo esordire così presto. Poi Lippi, che gli ha dato la possibilità di vincere un Mondiale e gli ha anche dato la fiducia di farlo entrare in finale, dopo tutto quello che è successo. Ma anche Spalletti, Luis Enrique e Rudi Garcia sono stati molto importanti per lui. 

Nel mio piccolo ho sempre pensato che De Rossi avrebbe potuto allungarsi la carriera giocando stabilmente da centrale in una difesa a tre, come talvolta ha fatto: cosa ne pensi?

Il dilemma è sempre quello: si è allungato la carriera arretrando o si è negato una parte del suo talento, quella di grande incursore e finalizzatore? Tu adesso ti stai chiedendo addirittura di un passaggio in difesa ma a mio avviso, in ogni caso, fisicamente aveva troppa poca mobilità – sto parlando dell’ultima stagione – per ricoprire un ruolo così delicato, che invece ha fatto benissimo qualche anno prima.

Senza De Rossi che Roma rimane, non solo dal punto di vista tecnico?

Domanda successiva. No scherzo, purtroppo la Roma non vive un buon momento ed è iniziato proprio con il suo addio un periodo per personalmente difficile, dal punto di vista del tifo. È giusto che la Roma vada avanti e si rinnovi, De Rossi non sarebbe stato comunque eterno, e ogni rinnovamento è complicato, spesso richiede più tempo di quello che vorremmo. La nuova Roma, quella del post Totti e De Rossi, deve ancora nascere, penso

La figura di De Rossi ha in parte cambiato il tuo modo di essere romanista? Più che altro la maggior parte della mia vita da tifoso è stata con De Rossi, e questo non succederà probabilmente con nessun altro giocatore. Mi anche fornito una bussola utile in generale, per tifare, un’idea di rapporto basato sul rispetto reciproco e l’amore comune per la maglia, che è piuttosto raro ma che per quanto mi riguarda è l’unico rapporto che vale la pena avere con i calciatori. Tifare un giocatore perché fenomenale, perché sta vivendo un grande momento, e prenderlo a insulti quando gioca male o cambia squadra, non fa parte del mio modo di tifare

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