Intervista: Telecronando

Nel suo libro Marco Zucca compie un’interessante analisi sul mondo della telecronache calcistiche italiane, fornendo un quadro storico ed evolutivo delle stesse. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come nasce il tuo interesse per il contesto delle telecronache? E quando hai deciso di dedicare un libro all’argomento?

La telecronaca mi ha affascinato sin da quando ero bambino. Basti pensare che spesso abbassavo al minimo l’audio delle partite trasmesse in tv per commentarle! L’interesse è cresciuto col passare del tempo e nel corso degli studi magistrali in Comunicazione Pubblica e Politica a Torino ho avuto l’opportunità di scrivere una tesi di laurea sulla telecronaca del calcio in Italia, andando ad intervistare alcuni tra i giornalisti sportivi più importanti, i quali mi hanno svelato i “segreti” per condurre una perfetta narrazione di un evento calcistico. A distanza di qualche anno dalla laurea magistrale il lavoro è stato rivisto e attualizzato, con l’intervista a nuovi testimoni privilegiati e la visione di ulteriori gare, fino a diventare prima un eBook, grazie alla fiducia di Francesco Caremani e Bradipolibri, poi un libro cartaceo inserito all’interno della Collana UNASCI.

Nel libro citi varie volte Fabio Caressa: rappresenta un punto di riferimento per la telecronaca moderna?

Senza dubbio: nel libro parlo di tre età della telecronaca, la prima definita “ciclo Carosio”, la seconda “ciclo Piccinini”, la terza “ciclo Caressa”. Caressa ha evoluto il modo di narrare il calcio, viaggiando sulla strada tracciata da Sandro Piccinini, vero e proprio “pionere” delle telecronache calcistiche contemporanee. Ha avuto il merito di cambiare le logiche del racconto, con il rischio tuttavia di diventare quasi autoreferenziale.

A tuo parere la RAI dovrebbe svecchiarsi in termini di modi e tempi o credi che l’eterogeneità del pubblico sia un limite troppo forte?

Partiamo da un presupposto: i giornalisti RAI hanno una formazione impeccabile e delle competenze elevate. Sono però chiamati a condurre uno stile di racconto che eviti di raggiungere picchi emozionali troppo alti, talvolta forse frenandosi, perché ci si rivolge a un pubblico come dici tu eterogeneo e che non necessariamente deve conoscere perfettamente lo sport. Ovviamente tralasciamo le partite della Nazionale, nelle quali l’attuale telecronista Alberto Rimedio (sicuramente il più vicino allo stile pay-tv) diventa un “tifoso”. È fuori discussione che la RAI dovrebbe svecchiarsi, aprendo le porte anche a qualche giovane proveniente magari da esperienze con emittenti private e soprattutto più vicino alle nuove generazioni, cresciute con le telecronache Sky/Mediaset e ora DAZN, senza dimenticare in passato Fox Sports per il calcio estero.

Credi che gli attuali telecronisti siano un po’ troppo protagonisti tra urla e tecnicismi vari?

Alcune volte purtroppo capita che il telecronista voglia diventare la star dell’evento. In quel caso sta sbagliando, perché dimostra di non aver capito il senso del proprio lavoro. Protagonista è la partita, non chi la racconta. Apprezzo chi non arriva agli eccessi, chi conduce una telecronaca ritmata ma senza urla fuori misura o uno sfoggio di competenze come fosse lo studente migliore della classe. È normale che l’evoluzione del linguaggio abbia portato a una forte presenza di tecnicismi, ma non bisogna esagerare. Aggiungerei inoltre che occorre frenare l’eccesso di protagonismo di alcuni registi: com’è possibile che venga riproposto alla nausea un replay rischiando che si perda una nuova azione?

Io sono cresciuto con Bruno Pizzul come voce della Nazionale: qual è il tuo giudizio sul suo stile?

Sono cresciuto anch’io guardando le partite della Nazionale raccontate da Bruno Pizzul, e ancora ho impressa la sua voce. Questa è già una prima vittoria di chi fa telecronaca, cioè essere riconoscibile, e Pizzul lo era. Aggiungiamo che utilizzasse un linguaggio perfetto, bilanciato, senza eccessi, figlio di un legame stretto anche con la radio, e non per nulla ha decisamente lasciato il segno. Mi dispiace che non sia riuscito a raccontare una vittoria dell’Italia in un Europeo o in un Mondiale, lo avrebbe meritato.

Nel contesto dei commentatori tecnici come valuti Daniele Adani, da molti amato ma anche criticato? È diventato troppo personaggio?

Sicuramente Daniele Adani è un ottimo commentatore tecnico, formato da una scuola – quella Sky – che insegna i perfetti tempi di inserimento e il giusto ritmo da utilizzare. Adani riesce ad essere puntuale e ad aggiungere sempre qualcosa in più rispetto alla prima voce. La sua passione smisurata per il calcio lo ha portato ad essere criticato perché negli ultimi anni ha francamente “esagerato” in alcune occasioni, lasciandosi trasportare troppo dall’evento e venendo accusato di propendere per una certa squadra. Che ci volete fare, però, lui è così! Vorrei fare un plauso ai commentatori tecnici di Sky, Mediaset e DAZN. Mi piacerebbe invece che la RAI, considerato il gap con le pay tv per quanto concerne le seconde voci, reintroducesse il doppio telecronista, secondo me esperimento vincente.

Qual è il ruolo attuale e quali saranno gli scenari futuri della radio? Ha ancora senso pensare a un’evoluzione anche della telecronaca?

La radio è lo strumento che più di tutti ha saputo rinnovarsi nel corso del tempo, soprattutto nel racconto sportivo. Ascolto un gran numero di partite di calcio mentre sono in macchina, ma è anche capitato che le ascoltassi con lo smartphone quando viaggiavo in treno. La radiocronaca riesce a coinvolgere grazie a tanti radiocronisti preparati, che esclusivamente con le parole, con la corretta modulazione della voce e riempiendo qualsiasi vuoto fanno vivere l’evento ai radioascoltatori, trasportandoli dentro. Quanto alla telecronaca, si può pensare a un’evoluzione contraddistinta dalla predominanza di tecnologia e immagini, con il telecronista (specie quello delle emittenti private) che dovrà accrescere la propria preparazione ancor più, per evitare di essere “surclassato” da quella del telespettatore, che ormai ha una profonda conoscenza dello sport.

Continuerà il tuo interesse e la tua analisi delle telecronache? Ci sono altri progetti in tal senso?

È indubbio che continuerò a interessarmi della telecronaca, anche se non ho in progetto un nuovo lavoro sul tema, almeno nell’immediato. Dal post lockdown ho comunque cercato di esaminare come il telecronista sia stato costretto a cambiare le logiche narrative, complice l’assenza del pubblico allo stadio (variabile importantissima per “alzare” il ritmo del match), e ridimensionare il volume della voce. Sono ovviamente cresciuti i silenzi durante la telecronaca, ed è aumentato il numero di interventi dei bordocampisti. Spero possa tornare il pubblico allo stadio al più presto, per rivivere le “vere” telecronache.

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