Intervista: Swinging Football

Il libro di Christian Cesarini è un’accattivante occasione per rivivere la Coppa Rimet del 1966 attraverso una serie infinite di aneddoti e dettagli. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come e quanto nasce l’idea di un libro sulla Rimet del 1966?

L’idea del libro ‘Swinging Football’ nasce in corrispondenza del cinquantenario della competizione. Sono un grande appassionato del calcio inglese a 360° e ho notato un vuoto nella letteratura sportiva italiana. Da sostenitore della nazionale inglese ed appassionato di calcio volevo colmare quella mancanza e far conoscere meglio la storia del 1966.

Secondo te sono andate in finale le squadre migliori, oppure le proteste sudamericane sono opportune?

Vedendo integralmente alcuni partite è evidente che gli arbitri usarono la mano pesante con le sudamericane. Pelè per esempio fu tutelato pochissimo e non a caso s’infortunò; c’è però da sottolineare come Inghilterra e Germania fossero due ottime formazioni, ben messe in campo e con calciatori di alto livello. L’Inghilterra superò brillantemente il Portogallo in semifinale, in quella che fu giudicata la partita più tecnica del torneo. Non a caso, nel 1968, l’Inghilterra raggiunse la semifinale anche negli Europei vinti dall’Italia, perdendo solamente nei minuti conclusivi contro la Jugoslavia. A prescindere dal goal non goal della finale, per me l’Inghilterra meritò di alzare la coppa. Fu la squadra più regolare, migliorando di partita in partita.

Come mai Alf Ramsey è talvolta dimenticato quando si parla di grandi allenatori?

Ramsey era un uomo molto riservato, figlio di un periodo molto duro per il Regno Unito. Non trattava bene i giornalisti, non si relazionava con loro e si concentrava solamente sul lavoro del campo. Impose regole e condizioni che fino al suo arrivo venivano prese da un ristretto gruppo di persone all’interno della Football Association. E’ stato il primo e vero selezionatore con pieni poteri e il capitolo a lui dedicato spiega la sua storia e perché fu fondamentale per il successo di quel mondiale.

Credi che l’Inghilterra palesasse davvero tattiche e movimenti preso dalla scuola danubiana?

Inghilterra-Ungheria del 1953 giocata a Wembley fu un vero e proprio spartiacque nella storia del calcio inglese perché fece capire agli inglesi che non erano i migliori al mondo. Ramsey era in campo quel giorno e ammirò Puskas e compagni. Era un appassionato di tattica e nel suo lavoro vincente come manager all’Ipswich Town  sono evidenti, seppur riadattate allo stile inglese, alcune caratteristiche tattiche di quell’Ungheria. La sua Inghilterra del 1966 aveva invece un gioco più basic, sicuramente meno spettacolare dell’Ungheria del 1953 ma molto concreto.

A tal proposito ti chiedo se sia stata la miglior Inghilterra di sempre per talento e personalità?

L’Inghilterra più talentuosa di sempre, per me, è stata quella del 1990; aveva talenti come Lineker, Waddle, Platt e un Gascoigne a livelli purtroppo mai più visti. Quella del 1966 era sicuramente composta da gente con più personalità, vedi Bobby Moore, Jack e Bobby Charlton, Nobby Stiles. Un mix tra 66 e 90 sarebbe perfetto.

Se dovessi scegliere un giocatore simbolo della squadra campione chi sceglieresti?

Il simbolo non può che essere il capitano Bobby Moore, il difensore imperiale. La sua statua è lì, all’ingresso del nuovo Wembley, a ricordarcelo.

È stato anche il mondiale della Corea del Nord e del Portogallo, esordienti terribili: è stato il segno che il calcio stava cambiando allargando i suoi orizzonti?

Sicuramente fu l’inizio di un’era in cui nazioni fino ad allora considerate solamente sparring partner cominciarono a dire la loro rispetto alle corazzate europee e sudamericane. Il Portogallo fece un grande mondiale, ma aveva comunque Eusebio, il miglior giocatore dell’epoca insieme a Pelè.

I cambiamenti in termini di società, costumi, moda e musica quanto hanno contribuito a rendere il Mondiale 1966 epocale?

Nel libro si parla anche di questo, perchè la Rimet del 1966 fu il capostipite delle manifestazioni che vediamo oggi. Andò in scena in una nazione che in quel momento, per musica, arte, calcio, stile di vita, era l’ombelico del mondo. Il titolo Swinging Football fa ovviamente il verso alla Swinging London. Fu il primo mondiale ad avere una mascotte e una canzone e il primo a sviluppare il merchandising e ad avere una grande copertura mediatica.

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