Intervista: Fantasie Calcistiche Rioplatensi

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Le accattivanti storie scritte da Alessandro Sanna ci permettono di tuffarci nel clima calcistico rioplatense, con la rivalità tra Uruguay ed Argentina come tema dominante. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come nasce il tuo amore per il Sudamerica e l’idea di dedicare un libro al suo magnifico Fútbol?

L’interesse per il fútbol sudamericano nasce a partire dalla seconda metà degli anni ’90 quando nella nostra Serie A giocavano campioni come Batistuta, Crespo, Veron, Cafù, Ronaldo, Recoba e potremmo fare un elenco molto più lungo. Come tutti i ragazzini della mia età anche io collezionavo le figurine e la curiosità mi portò a conoscere le squadre nelle quali questi campioni giocarono prima di approdare in Italia. Scoprì così River Plate, Newell’s Old Boys, squadra per la quale faccio il tifo ormai da oltre 15 anni, Boca Juniors, San Paolo e tante altre. Erano gli anni anche dei tanti calciatori uruguagi a Cagliari, la mia città. Negli anni poi l’interesse divenne una vera e propria passione sfruttando le prime immagini che passavano in tv. La diffusione di Internet è stata poi fondamentale per conoscere le mille storie legate al mondo Sudamericano. Oggi credo di guardare più partite della Superliga Argentina e della Libertadores rispetto al nostro campionato e alla Champions League. L’idea di scrivere un libro la avevo da parecchi anni, specialmente dopo aver letto i racconti di tanti autori, specialmente quelli di Osvaldo Soriano che mi hanno ispirato in modo particolare.

Credi che la straordinaria passione dei tifosi in Sudamerica sia una valvola di sfogo verso le difficoltà sociali o abbia più origini ereditarie, con i giovani “educati” dai racconti dei vecchi?

Credo che entrambi i fattori abbiano un peso ma che tale peso sia comunque distinto. Parliamo di oltre cento anni di storia calcistica e di conseguenza questi due elementi si sono evoluti nel tempo. Il ruolo sociale del calcio è l’elemento chiave che ha fatto si che determinate realtà calcistiche prendessero forma. Per esempio molte delle più importanti squadre tra Argentina e Uruguay nacquero come “dopolavoro ferroviario”.  Il fútbol poi è stato l’elemento al quale la gente comune si è aggrappata per affrontare le numerose difficoltà sociali e politiche che si sono susseguite negli anni. Al giorno d’oggi penso che il calcio e il tifo rappresentino un elemento di sfogo soprattutto nel nostro modo di vivere. Da quelli parti invece, il fútbol ti accompagna fin da bambino ma non solo per via dei racconti dei padri o dei nonni ma perché in ogni ambito si respira calcio. I racconti sono importanti e rappresentano un aspetto romantico da non perdere, soprattutto quando poi la passione sfocia in fatti spiacevoli che col fútbol non hanno nulla a che vedere.

È più forte la rivalità calcistica a Rosario o a Buenos Aires? Dove è più netta la demarcazione tra Leprosos/Canallas o tra Xeneizes/Millonarios?

Rosario è la città del calcio. A Rosario non hai scelta, o nasci leproso o nasci canalla, o vivi da leproso o vivi da canalla. Non ci sono alternative. La rivalità va oltre lo sport e coinvolge da sempre tutta la città Per certi versi questo vale anche a Buenos Aires dove però non esiste solo la rivalità tra Boca e River. Anche la rivalità tra Huracan e San Lorenzo è molto sentita. È un tema che mi appassiona molto anche perché dietro alle rivalità ci sono tante storie incredibili legate ai personaggi e ai soprannomi nonché, ai tanti episodi in campo.

Brera diceva che l’Uruguay è la formica mentre l’Argentina è la cicala: ha ancora fondamento tale paragone?

La distinzione esiste ancora a mio avviso ma è meno marcata rispetto al passato. Gli argentini sono sempre stati votati all’estro mentre gli uruguagi sono sempre stati astuti e organizzati. Già da parecchi anni i più importanti giocatori delle rispettive nazionali giocano e sviluppano la propria carriera calcistica in Europa. Di conseguenza il tatticismo europeo ha uniformato un po’ tutto ma se si pone l’attenzione sul tipo di calcio espresso dalle due nazionali e sul modo di affrontare le grandi competizioni si noterà che la differenza esiste ancora. Non a caso el maestro Tabarez guida la Celeste da quasi 15 anni mentre in Argentina ogni due anni cambiano il selezionatore. Se avessero ragionato più da formiche, grazie agli enormi talenti avuti, avrebbero sicuramente vinto qualcosa di importante anche negli ultimi 20-25 anni.

Nel libro Osvaldo Togni non fa distinzione tra Argentina e Uruguay, nella realtà Alessandro Sanna ha una nazionale sudamericana preferita?

Nel libro Osvaldo è un signore che ha avuto la fortuna di nascere in Uruguay sull’onda dei racconti epici del padre e del nonno, e di vivere la propria vita professionale in Argentina vivendo a pieno l’era di Maradona e dei suoi successori mentre pero el Principe Francescoli strabiliava proprio nel campionato Argentino. Io nella realtà non faccio distinzione per quanto riguarda la genesi del calcio rioplatense e della passione del popolo ma sul campo, a causa proprio dei grandi campioni argentini degli anni novanta e duemila tifo Argentina.

La storia “Il Triangolare Social” ti è stata ispirata dalla vicenda del Covid? Come credi il Sudamerica uscirà da questa tragedia?

Si, per scrivere il racconto “Il Triangola Social” sono stato effettivamente ispirato da tutta la situazione nata con la diffusione del virus ma in particolare, nasce da una vicenda realmente accaduta durante i primi giorni di pandemia quando, attraverso i canali social di Calciatori Brutti, ci siamo ritrovati in oltre trentamila persone a seguire i live streaming di varie partite del campionato del Nicaragua e della terza divisione del campionato messicano. La passione per questo sport va oltre le umane conoscenze. Proprio in questi giorni la situazione in quella parte del mondo è sempre più drammatica. Spero e penso che ne usciranno ancora più forti, hanno superato dittature e periodi neri della propria storia. Sono convinto che in tutto questo il calcio avrà un ruolo fondamentale come lo ha sempre avuto. Se c’è un popolo al mondo che può uscire d tutto ciò sono loro.

Credi che la fuga di talenti verso l’Europa ed il ruolo sempre più importante dei soldi abbiamo tolto fascino al Fútbol sudamericano?

Penso che nonostante i grandi calciatori abbiano subito il richiamo dell’Europa, i campionati di Argentina e Uruguay, non abbiano perso assolutamente fascino perché non è cambiata la passione della gente comune. Tecnicamente il livello è ovviamente più basso ma il fascino è sempre alto. Qualcosa sta cambiando a livello organizzativo, troppe riforme dei campionati e anche la Libertadores ha già subito un processo di “europeizzazione”. Spero che la passione della gente compensi anche a questo.

Hai altri progetti legati al Fútbol? Ci potrebbe essere un seguito al tuo bel libro?

Come mi è già capitato di dire ad alcune persone da quando il libro è uscito, io nel scriverlo mi sono divertito e intendo divertirmi ancora. Gli stimoli sono tanti ma di progetti concettualmente quasi avviati ce ne sono due. Senza anticipare troppo vorrei da una parte approfondire proprio il discorso delle rivalità soffermandomi in particolare anche su alcune partite storiche, e dall’altra parte continuare a liberare la fantasia e scrivere un romanzo sulla scia di uno dei racconti presenti nel libro.

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