Intervista: Barbera – Romanzo Di Un Presidente

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Il libro di Giuseppe Bagnati e Vincenzo Prestigiacomo ci illustra al meglio la figura di Renzo Barbera, figura storica del calcio palermitano e personaggio davvero legato a sani principi. Ne abbiamo parlato con gli autori.

Come nasce l’idea del libro e come avete organizzato la narrazione a “quattro mani”?

Quando è morto Renzo Barbera suo figlio Ferruccio, scomparso anche lui quindi anni fa, ci chiese di scrivere un libro sul padre. A uno (Giuseppe Bagnati), suo compagno di scuola alle elementari, perché aveva seguito da vicino per il Giornale di Sicilia i dieci anni della presidenza (1970-1980) di Barbera, all’altro (Vincenzo Prestigiacomo) amico da tanti anni perché aveva raccolto il racconto della vita di Barbera dallo stesso Renzo.

Possiamo definire Renzo Barbera un simbolo del presidente di una squadra di calcio della sua epoca?

Sì, senz’altro. Era l’epoca dei presidenti appassionati, molto legati alla squadra della propria città. A grandi livelli Agnelli (Juventus), Rizzoli (Milan), Moratti (Inter). Poi c’erano gli altri con meno risorse economiche, ma con uguale passione: Rozzi (Ascoli), Massimino (Catania), Ceravolo (Catanzaro), Anconetani (Pisa)

Nel libro emerge la figura di un uomo che sembra gestire con calma, ma decisione, ogni situazione: siete d’accordo?

Sì. I dieci anni della presidenza Barbera sono stati caratterizzati da enormi difficoltà economiche. Aveva ereditato una situazione pesante, ha fatto fronte con coraggio, arrivando ad ipotecare la villa di famiglia per il Palermo. Ma ha avuto sempre la fiducia dei giocatori, cui bastava la parola del loro presidente per aspettare fiduciosi le loro spettanze.

Secondo voi per certi suoi valori lo possiamo definire una sorta di mosca bianca nel talvolta sudicio mondo calcistico?

Sì. Ma in quel periodo non era il solo. Chi diventava presidente di una squadra di calcio era mosso anzitutto da grande passione. Sicuramente il suo stile e il suo fascino erano una rarità

Cosa hanno rappresentato per lui le due finali di Coppa Italia? Soddisfazione per due successi sfiorati o rammarico per due sconfitte immeritate?

Il rammarico è stato superiore a qualsiasi altro sentimento. Ma anche  quei momenti di grande delusione sono stati vissuti con stile. Dopo la finale persa col Bologna nel 1974 è andato nello spogliatoio a consolare i propri giocatori, cui ha elargito egualmente il premio che avrebbero avuto in caso di vittoria. E all’arbitro Gonella, che aveva danneggiato e non poco il Palermo, regalò tre medaglie e un paladino siciliano.

C’è un giocatore al quale è rimasto particolarmente attaccato?

Dire che Renzo Barbera trattava i propri giocatori come figli non è retorica. Erano spesso a cena a casa sua. Quello che ha conosciuto di più è stato Ignazio Arcoleo, che ha avuto alle sue dipendenze prima alla Juventina (la squadra dilettanti di cui Barbera era presidente negli anni sessanta) e poi in due periodo diversi nel Palermo. Molto forte il legame con Valerio Majo, che lo andava spesso a trovare da solo a casa. Gli diede anche le chiavi della sua villa a Pantelleria, quando Majo non era più un giocatore del Palermo.

Tra i tanti meriti gli poteste imputare anche qualche errore particolare?

Aveva per il Palermo una passione sconfinata: gli aspetti economici non avevano la priorità nella gestione societaria. In alcune circostanze è stato anche ingenuo. Quando Barbera lasciò la presidenza, il centrocampista Brignani consegnò alla società una serie di assegni in bianco firmati da Barbera.

Come definireste il suo rapporto con Silvio Palazzotto?

Palazzotto non era soltanto il segretario del Palermo. Il rapporto con Barbera inizia ai tempi della Juventina, quando Palazzotto lavorava già per la società rosanero. Barbera si fidava totalmente: era il segretario l’addetto agli arbitri, a lui affidava i contratti in bianco da far firmare ai giocatori. E quando a casa Barbera c’erano le cene con la squadra , in occasione del Natale o alla fine della stagione, Palazzotto e sua moglie affiancavano i coniugi Barbera nell’organizzazione di quegli incontri. Quando gli ospiti andavano via, Barbera e Palazzotto restavano a chiacchierare in cucina mangiando qualcosa. Nonostante questo rapporto così stretto si sono dati sempre del lei.

Quanto manca un personaggio come Renzo Barbera al nostro calcio?

Oggi presidenti come lui non ci sono più almeno a grandi livelli. Le società più importanti sono rette da gruppi, molto spesso stranieri, perché i costi di  gestione in serie A sono enormi. Ma farebbe bene al calcio ritrovare personaggi con la passione e lo stile di Renzo Barbera.

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