Intervista: Miti, Matti E Meteore Del Calcio Europeo

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Remo Gandolfi è in assoluto una garanzia nel creare ritratti perfetti e accattivanti di personaggi calcistici ed il suo ultimo libro rientra in pieno in quelli da non farsi scappare. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Nel farti i complimenti per il libro ti chiedo dove nasce il tuo amore per i “miti, matti e meteore” del calcio

Intanto ti ringrazio di cuore per i complimenti. Ho sempre pensato al calcio come al “romanzo popolare” per eccellenza. Un coinvolgimento enorme e una popolarità immensa e per questo motivo un contenitore di “storie” infinito. Spesso e volentieri conosciamo solo i protagonisti per la loro bravura e il loro impatto sul rettangolo di gioco quando invece hanno storie personali davvero intriganti e spesso emozionanti e tragiche. E’ un percorso che ho iniziato con “Storie Maledette – l’altra metà del calcio”che aveva un profilo più tragico. In “Mavericks and Cult heroes del calcio britannico” e in questo “Miti, matti e meteore”ci sono profili anche più “leggeri” ma comunque sempre molto particolari e secondo me intriganti.

Nel scegliere i protagonisti quali parametri hai utilizzato e quanto il tuo gusto personale ha influito nella cernita?

Non nego che la componente personale abbia avuto una grande importanza. Sia andando a raccontare dei protagonisti della mia infanzia e dei primi mondiali che ricordo con sufficiente lucidità (quelli di Germania del 1974) sia per scelte di affetto puro come ad esempio quella di inserire il profilo di Julen Guerrero visto la mia grande simpatia da sempre per l’Athletic Bilbao. Ma devono sempre e comunque essere storie “importanti”, che mettano la “persona” in primo piano.

Cosa sarebbe successo alla Germania Ovest nel Mondiale del 1974 se Franz Beckenbauer non avesse posto il vesto alla presenza in campo di Günter Netzer? Sarebbe stata ancora più forte?

Netzer era insieme al nostro Gianni Rivera, al brasiliano Rivelino e al polacco Deyna il più grande “regista” del calcio mondiale dei primi anni ’70. Il suo problema era di natura tattica. Nel Borussia Monchengladbach il pallone doveva sempre passare dai suoi piedi. E questo in Nazionale con la presenza di Franz Beckenbauer non era possibile perché la manovra partiva invece sempre dai piedi di “Kaiser Franz”. Overath, rivale di Netzer per quel ruolo, giocava più avanzato e aveva anche probabilmente l’umiltà di sapere che non era così imprescindibile nel gioco dei tedeschi come invece pretendeva di essere Netzer. Detto questo, quello che ha fatto al Borussia e poi al Real Madrid la dice lunga sulle sue grandissime qualità.

Jan Jonglobed in quale categoria lo inseriamo, nei miti o nei matti?

Eh ! gran bella domanda ! Diciamo che era un “matto” che con il passare del tempo è diventato un “mito” ! Il suo modo di interpretare il ruolo lo mise al centro di grandi critiche all’epoca e tra i pali non era certo il più forte portiere del mondo ma le sue uscite fuori area a sventare gli attacchi avversari quante potenziali palle-gol hanno evitato all’Olanda ? Questo all’epoca non se lo chiedeva nessuno mentre con gli anni il suo modo di interpretare il ruolo è stato abbondantemente rivalutato. E’ un po’ la sorte di tutti i precursori in qualsiasi campo … quella di non essere capiti o apprezzati sul momento ma in fasi successive. Resta comunque la sua storia personale davvero toccante, il suo amore per il calcio, la sua umiltà e soprattutto la terribile tragedia che di fatto gli ha cambiato la vita.

Lo sfortunato Dragan Mance era maturo per il grande salto nel calcio occidentale?

Premesso che l’amore per il suo Partizan era davvero qualcosa di speciale e che ci sarebbe voluta un’offerta davvero importante per convincerlo a lasciare il suo amato Club credo che Dragan con le sue caratteristiche avrebbe fatto benissimo in qualsiasi grande campionato continentale. Aggiungo che con ogni probabilità sarebbe potuto diventare un eccellente alternativa a Darko Pancev nella nazionale jugoslava, all’epoca fortissima. Non era letale in area come Pancev (escluso ovviamente il suo periodo all’Inter) ma era un attaccante assai più completo e di tecnica superiore. Anche in questo caso il destino ci ha privati di un grande campione.

Sfrutto il tuo amore per il calcio inglese per chiederti se secondo te Gordon Banks è stato il miglior portiere inglese di tutti i tempi

Senza ombra di dubbio ! Non dimentichiamo che Banks per SEI anni consecutivi è stato eletto dalla FIFA miglior portiere del mondo (tra il 1966 e il 1971) e che nella classifica dei migliori portieri del 20mo secolo è secondo solo al grande Lev Yascine e davanti al nostro Dino Zoff. Ti dirò di più: non sono il solo ad essere convinto che senza l’incidente automobilistico che gli spezzò la carriera, sarebbe stata l’Inghilterra a qualificarsi per i mondiali del 1974. Il gol che segnò il polacco Domarski qualificando la Polonia di Deyna, Szarmach e Lato ed eliminando l’Inghilterra Gordon Banks non lo avrebbe mai preso e a quei meravigliosi mondiali del 1974 sarebbe andata l’Inghilterra e nonla Polonia che poi diventò una delle grandi rivelazioni del torneo.

C’è una storia alla quale sei particolarmente legato per un motivo particolare?

Questa è una domanda che mi mette sempre in crisi ! Quando inizi la ricerca su ogni calciatore che andrai a raccontare finisci sempre per innamorartene un po’. Questa è sempre la discriminante decisiva. Se non mi emoziona non ne scrivo. Dominique Rocheteau era un calciatore che da ragazzino mi emozionava tantissimo e questo suo stile da “ribelle educato” mi piaceva da matti. Barry Hulshoff, un gigante nel fisico ma fragile, insicuro e con una bassissima autostima è un altro che ho finito per amare tantissimo. David Kipiani è un’altra storia che mi ha coinvolto profondamente e che a livello personale mi ha permesso di conoscere persone meravigliose dalla Georgia, la terra di questo immenso calciatore. Ma se devo sceglierne una dico quella di Gerd Muller. Un calciatore che odiavo visceralmente quando giocava innanzitutto per questa sua caratteristica di punire sempre le squadre che amavo (il Leeds nella finale di Coppa dei Campioni del 1975 su tutte) e poi per quel fisico sgraziato, tozzo e così poco armonico. Quando ho iniziato ad approfondire la conoscenzadell’uomo Gerd Muller mi ha emozionato tantissimo per questa sua fragilità, per questa sua incapacità così umana di non riuscire a staccare con un passato di trionfi e di fama e di ricominciare un’altra vita senza più la “dose” rappresentata dal gol, che per lui era tutto. Il baratro dell’alcolismo e la rinascita grazie all’amicizia dei suoi ex-compagni ne fanno secondo me uno dei racconti più intensi del libro.

Da amante del calcio di una volta come ti rapporti con il calcio di oggi? Ti emoziona ancora?

Quanto tempo abbiamo ??? Scherzi a parte per uno “inattuale” e “fuori moda” come il sottoscritto questa è la domanda. Intanto la ricerca di storie e di racconti sul calcio di una volta è infinito e non mi basterebbero tre vite per leggere tutto e scriverne almeno in parte. In quanto al calcio attuale eliminata la facciata che ahimè rappresenta il 99% di quello che viene scritto (VAR, gossip, mercato, ingaggi ecc.) rimane una piccola parte di calcio “vero” da scoprire e da raccontare e per il quale emozionarsi.Basta andarlo a cercare, magari in realtà non di primissimo piano come il calcio sudamericano, il calcio dell’est Europa e delle divisioni inferiori britanniche per scoprire che questo sport ha ancora un significato molto più grande e profondo di come invece ci viene raccontato in questo momento.

Ricollegandomi alla domande precedente ti chiedo se ai nostri giorni sarebbe ancora possibile una storia come quella di Julen Guerrero. Esistono ancora le “vere” bandiere?

Diventa ogni anno più difficile. Nel post-Bosman si contano veramente sulla punta delle dita. Fare una scelta del genere oggi è ancora più ammirevole viste le opportunità infinite che questo mercato ha aperto. L’ostacolo più grande però è rappresentato dai procuratori calcistici che hanno letteralmente stravolto l’idea del calcio “romantico” con il quale siamo cresciuti. Il loro interesse a mettere pressione sui club e sui propri assistiti è ormai arrivato a livelli imbarazzanti e vergognosi.

E’ in programma un seguito di questo bellissimo libro?

​Con Francesco Caremani, responsabile di questa collana per la Bradipolibri, c’è un progetto ad ampio respiro. Presto, molto presto, uscirà “Miti, matti e meteore 2” dedicato stavolta ai protagonisti della nostra Serie A e posso giù anticipare che non sarà certo l’ultima della serie. Inoltre, con la mia “casa madre” della Urbone di Gianluca Iuorio ci sarà dopo l’estate la continuazione di “Mavericks and Cult Heroes” … stavolta però cambiando idioma e continente.

Grazie ancora caro Giovanni per questa bella chiacchierata.

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