Intervista: Superclasico

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Due grandi esperti come Federico Farcomeni e Roberto Colombo hanno analizzato la rivalità tra River Plate e Boca Juniors in un libro impredibile per ogni amante del calcio sudamericano e non solo. Abbiamo avuto il piacere di fare un’intervista doppia con gli autori.

Come nasce la vostra passione per il calcio argentino?

 Farcomeni: Già da piccolo c’era qualcosa ma forse anche per la qualità delle immagini mi risultava sempre tutto troppo lontano. Conoscere una famiglia diplomatica mi ha aperto il primo spiraglio (con regali anche di piccoli gagliardetti di River, Boca e Independiente), poi il viaggio a Buenos Aires da un cugino di mio nonno, che tutti chiamavamo “zio”. La guida cartacea al campionato Apertura, la scoperta di squadre come Huracán, Nueva Chicago e Tigre, i murales (Racing y Cerveza!), i templi vuoti (“troppo pericoloso andare a vedere una partita”, diceva mio zio), mi hanno lasciato l’acquolina per coltivare questa passione. Oggi, e nella fattispecie in questo momento particolare che sta attraversando l’Europa, vedere il calore del pubblico argentino è la cosa che conta di più per me (peccato che sia appena finito il campionato!).

Colombo:  Mio padre e El D10S sono i principali responsabili, della mia passione per il fútbol, per l’Argentina e per il giornalismo

C’è un giocatore che secondo voi ha maggiormente incarnato lo spirito di questa atavica rivalità?

Farcomeni: Sponda River, ti direi sicuramente Angel Labruna, quello che per primo si tappava le narici quando entrava alla Bombonera e tuttora il bomber dei Super con 16 gol in 36 presenze.

Colombo: Juan Angel Krupoviesa

Quale scegliereste per meglio chiarire cosa sia il Superclásico

Farcomeni: Il primo Super del settembre 1931 è molto emblematico: si gioca prima la partita tra le formazioni giovanili, poi quella della prima squadra, ma nessuna delle due arriva alla fine per intemperanze varie equamente suddivise tra pubblico e calciatori. Nell’arco temporale di quasi un secolo di Superclásicos mi piace molto anche la finale di andata di Libertadores quando tutti si aspettavano una gara serrata (come da tradizione) e invece le due squadre diedero vita ad un match spettacolare, emotivo e ad alta intensità, come raramente è capitato di vedere. Il Super in qualche modo ti sorprende sempre…

Colombo: Il River Boca della gallita (libertadores 2004)

Quale secondo sono state le formazioni più forti delle due squadre?

Farcomeni: Lato River ti direi sicuramente “la Máquina”, la formazione dell’86, ma anche il River di Gallardo sia per i trofei conquistati che per lo stile di gioco espresso. Per il Boca direi quello di fine anni ‘90/inizio 2000: ho ben chiara l’immagine di Samuel che svetta all’Azteca contro il Club América.

 Colombo: Il Boca di Bianchi con il Flaco Schiavi che vinse l’Intercontinentale contro il Milan

Riquelme rappresenta davvero un’eccezione per come era visto dai tifosi del River Plate?

Farcomeni: Secondo la mia ricerca si. Il suo modo di essere, di porsi, sia in campo che fuori non l’ha mai fatto percepire davvero come un nemico vero e proprio. Anche se è bastata la sua presenza ai piani alti per risollevare il Boca, visto che la vittoria all’ultima giornata del campionato 2020 ha ristabilito (un po’) le distanze a livello storico. Secondo me,  l’immagine di lui che sorseggia tranquillamente il mate nonostante la tensione dell’ultima giornata mentre indossa una maglietta con scritto “ALL NIGHTER 8PM-6AM” è molto emblematica.

Colombo: Riquelme ultimo grande diez del calcio mondiale

Credete che l’influenza politica sia stata decisiva nelle siero delle sue squadre? Ad esempio nel Mondiale del 1978 la ragione delll’esclusione di giocatori del Boca dalla rosa è altamente esclusivamente tecnica?

Farcomeni: Assolutamente si, il 1978 è troppo particolare. Per il resto della storia però non ne sarei così convinto, o almeno non la vedo come una costante. Nel caso del River, i magheggi con il Locarno della presidenza Aguilar alimentavano un microcosmo che in realtà aveva più che altro a che fare con uno spaccato di criminalità. Il presidente argentino uscente, Macri, pur essendo stato presidente di uno dei Boca più forti della storia (se non IL più forte) non ha minimamente inciso sul rendimento della squadra quando è andato al governo, anzi…

Colombo: Boca, quantomeno la hinchada de Boca (jug num 12) è sempre stata peronista. Sotto la dittatura il peronismos era malvisto

Possiamo definire la Finale Eterna come uno spartiacque nella lunga storia del Superclásico?

Farcomeni: Basti pensare che ogni 9 dicembre ormai è diventato come un “nuovo Natale” per i tifosi del River. Per quella finale non c’è rivincita e rimane scolpita nell’orgoglio millonario, e nelle chiacchiere da bar. Va detto anche che la vittoria di quest’ultima Superliga da parte del Boca che ha scavalcato il River proprio all’ultima giornata ha ridonato una grande gioia al pubblico azul y oro (Russo ha detto “dovevamo rimettere in piedi il Boca” riferendosi chiaramente a quella finale che i giocatori ancora non riuscivano a togliersi dalla testa) e ha restituito al River l’immagine delle gallinas perdenti. Ma, come scrivo anche nel libro, gallinas e millonarios sono nomignoli che viaggiano in parallelo, non si contrastano.

Colombo: Ovviamente, l’ultima doppia finale della storia

Come vi ponete nel provvedimento di vietare all’Hinchada ospite di presenziare alla sfida? 

Farcomeni: Non solo in Argentina, ma in qualsiasi campionato, è la cosa che per me rende meno affascinante in assoluto una partita di calcio. Non a caso per la copertina del libro abbiamo scelto i tifosi del River al terzo anello della Bombonera in una sfida di inizio anni 2000, quando vedere almeno gli ospiti nel Superclásico era la norma. Sono immagini che oggi sembrano lontanissime e mi insegnano a godere sempre del presente perché non ci si può abituare, non si può mai dare niente per scontato…

Colombo: Il divieto para los visitantes di andare allo stadio è triste ma comprensibile visto il livello di violenza che a volte tocca il fútbol argentino

A due esperti di calcio argentino come voi vorrei chiedere cosa ne pensiate del sistema del Promedios?

Farcomeni: Assurdo che sia stato inventato per cercare di salvare sempre le grandi, ma che poi sia diventato il meccanismo perverso che affossò il River nel 2011. A me non piace ma dopo le parole di Agnelli a Londra,  non escluderei che, “per proteggere gli investimenti”, potrebbe essere persino adottato dall’Uefa o, chissà, magari dall’ECA quando (purtroppo) comincerà la famigerata Superlega…

Colombo: romántico: sono contro la globalizzazione, anche nel calcio. Si ai promedios no alla finale única della libertadores

La fuga di talenti anche in giovane età verso l’Europa ha tolto fascino o valore alla sfida?

Farcomeni:: In parte si, ma il fenomeno dei rientri in patria (Tévez su tutti, ma penso anche a Lisandro Lopez al Racing) e l’omogeneità delle rose tutto sommato permette alla sfida di non edulcorarsi mai, di non diventare mai annacquata. Il resto lo fanno i tifosi che sanno trasmettere benissimo il senso di appartenenza ai giocatori, a prescindere dalla stagione e dagli obiettivi sul campo.

 Colombo: Boca River sarebbe eccezionale e speciale anche se giocata da ex giocatori di 70 anni o da bambini di 10

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