Intervista Sarri: Il Rosso, L’azzurro, Il Bianconero

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Il libro di Andrea Cocchi è un viaggio nella vita e nella carriera di Maurizio Sarri, analizzato minuziosamente sotto tanti punti di vista. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Come nasce l’idea di questo bel libro su Maurizio Sarri proprio in questa fase della sua carriera?

In realtà l’idea del libro nasce nel periodo in cui Sarri allenava il Chelsea. La possibilità che potesse arrivare alla Juventus era lontanissima anche perché si parla di novembre 2018. L’editore mi ha proposto il tema e io ho accettato con entusiasmo per due motivi: mi piaceva il personaggio, soprattutto trovavo interessante il fatto che abbia avuto il coraggio di mollare un lavoro sicuro in banca per dedicarsi a una passione più forte di tutto senza pensare alla conseguenze. E poi la cura maniacale dell’organizzazione di gioco in tutte le fasi, offensiva, difensiva, transizioni e palle inattive.

Come può convivere in Sarri l’approccio scientifico quasi maniacale utilizzato a livello tattico con la sua personalità talvolta sopra le righe e la forte scaramanzia?

Credo che siano tanto aspetti della stessa personalità. Essere se stessi sempre e comunque, fregandosene dei luoghi comuni, delle mode e delle conseguenze. La maniacalità tattica e la scaramanzia secondo me vanno di pari passo. Chi si rende conto che qualsiasi cosa nella vita e nel calcio dipende da colpi di fortuna e da episodi cerca di razionalizzare l’irrazionabile. Si tenta di programmare il più possibile per lasciare poco spazio al caso.

Pur essendo fedele alle sue idee ad alle sue strategie tattiche, dove credi sia evoluto maggiormente nel corso del tempo?

Sono cambiati i sistemi di gioco ma non i principi. Ha provato a giocare il tutti modi, tenendo come punto fermo la difesa a quattro. Quello che non è cambiato è l’approccio. Si gioca da dietro, si cerca di avere sempre l’iniziativa, si costruiscono situazioni di gioco per permettere al possessore di avere almeno due giocate in profondità su altezze di campo diverse, si lavora per catene sulle fasce laterali, si limitano i tocchi, si cerca di andare in verticale anche ricorrendo al tocco indietro, si pressa l’inizio dell’azione avversaria, si organizza la linea difensiva in modo che si muova in modo sincrono e si lavora molto sui calci piazzati. Questo è rimasto uguale. Possono cambiare i sistemi (4-3-3, 4-3-1-2, 4-2-3-1), possono cambiare certe richieste a seconda dei giocatori a disposizione (Ronaldo non può fare il lavoro di Insigne e viceversa) ma i concetti sono gli stessi da anni

Ti ha emozionato di più l’Empoli o il Napoli, indipendentemente dal diverso valore dei giocatori?

Entrambe. E non è una risposta diplomatica. L’Empoli aveva giocate più immediate e verticali (penso all’imbucata profonda di Valdifiori per le punte e agli scambi stretti tra il trequartista e le punte). Il Napoli aveva momenti di bellezza inarrivabile (gli scambi ad alta velocità su una catena di gioco, soprattutto la sinistra, il modo di risalire il campo, il cambio di gioco dopo aver attirato gli avversari dall’altra parte del campo).

L’exploit di Higuain nella stagione 2015/2016 (36 reti in campionato) può essere vista come una delle vittorie personali di Sarri?

Penso di sì. Certo, lui ci ha messo del suo. Certi gol vengono dalla sua capacità individuale di smarcarsi, di liberarsi per il tiro, di fantasia nello scegliere la soluzione giusta ma di certo l’impianto di gioco così proattivo lo ha aiutato

 Ritieni che tecnicamente avrebbe avuto ancora qualcosa a dire a Napoli?

Tecnicamente sì ma il modo in cui si è lasciato e l’approdo in bianconero rendono molto difficile immaginare un suo ritorno a Napoli. Anche se giornalisticamente e sentimentalmente sarebbe una suggestione niente male.

Come giudichi la sua esperienza con il Chelsea? Va ricordata più per l’Europa League vinta e l’impronta di gioco data o per le difficoltà avute ad inizio 2019?

L’Europa League vinta è sicuramente un viatico importante considerando che gli ha permesso di zittire quelli che iniziano sempre un ragionamento su un allenatore rispondendoti:”sì, ma cos’ha vinto?”. Credo che però sia più impattante l’aspetto legato al gioco, al fatto di avere portato anche in Premier i suoi conce

Alla Juventus gli allenatori innovatori vengono solitamente mal visti: Sarri riuscirà ad imporsi cambiando in parte il suo approccio o continuando nel suo credo?

A questa domanda si potrà dare una risposta tra qualche mese. Inizio però a pensare che sia impossibile far digerire un certo tipo di calcio a quell’ambiente. E non parlo di dirigenza, parlo di tifoseria. Una squadra che ha perso solo una partita in tre mesi e mezzo, che ha battuto le dirette concorrenti Napoli e Inter, che ha saputo vincere il suo girone di Champions con una giornata di anticipo dovrebbe andare bene a chi dice che “vincere è l’unica cosa che conta”. I tifosi bianconeri, invece, non sono contenti. Credo che qualsiasi commento sia superfluo.

 Che tipo di retaggio lascia Sarri al calcio italiano dal punto di vista tattico? Credi avrà in futuro dei discepoli come Arrigo Sacchi?

Penso che abbia dato tanto al calcio italiano come metodologia e come idee. Soprattutto la sua scalata dalla seconda categoria alla Juventus sarà uno stimolo per i nuovi allenatori. Un modo per dimostrare che con la forza delle idee si possa andare oltre ogni limite.

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