Intervista: Hat-Trick

Hattrick PRIMA DI COPERTINA

Per gli amanti della Premier League il libro di Alberto Emmolo è indispensabile per ricordare le gesta di 8 fenomenali attaccanti. Ne abbiamo approfondito i contenuti con l’autore.

Come è nata l’idea del libro e come hai selezionato i protagonisti?

Hat-trick è figlio di due fattori: la passione e l’emozione.
Quando Gianluca Iuorio mi propose di scrivere un libro per la sua casa editrice Urbone Publishing, la riflessione fu lunga: il mio obiettivo era creare un testo carico di passione, inserendo le mie esperienze personali, ma non autocelebrativo.
Il calcio vive di emozioni, il momento topico è il gol, da qui la scelta di celebrare otto grandi campioni, selezionati in base al loro percorso professionale ed umano; ogni capitolo è una biografia dell’uomo prima ancora che del calciatore, con tante sfaccettature anche extra sportive per capire meglio i personaggi.

Da tifoso del Tottenham non hai avuto la tentazione di inserire un attaccante degli Spurs?

Il Tottenham ha avuto grandi attaccanti, ha Harry Kane che nonostante abbia solo 26 ha già dalla sua numeri notevoli, ma la scelta è caduta su Jermaine Defoe che per il popolo Spurs rimane uno dei calciatori più amati dell’era moderna.
Sulla lista dei “papabili” c’era Robbie Keane, bomber implacabile a White Hart Lane, al pari di Dimitar Berbatov, giocatore sui generis, ed anche Jurgen Klinsmann ma Defoe ha sempre avuto una grande umiltà.
Il suo back-to-back con gli Spurs, club con il quale ha sempre avuto un feeling speciale, lo ha fatto entrare nella storia del club; inoltre la sua amicizia con Bradley Lowery ha svelato un lato umano di una sensibilità enorme.

Oltre alle tante reti realizzate c’è il fattore comune sella spettacolarità di molte delle stesse (assoli personali e soprattutto i tiri di prima intenzione): è questo straordinario binomio a rendere i loro nomi leggendari?

La stesura di Hat-trick è durata oltre due anni, con un gigantesco lavoro di ricerca e selezione dati.
La voglia di scrivere un testo colmo di informazioni mi ha costretto a rivedere centinaia e centinaia di gol, filmati e clip anche in vhs, facendomi riscoprire episodi che non ricordavo.
Ammetto che, nonostante già li conoscessi, moltissime reti realizzate dagli otto attaccanti raccontati in Hat-trick mi hanno ancora stupito.
Mi riferisco, in particolare, ad alcune sgroppate di un Henry inarrestabile specialmente sul prato di Highbury, alle bordate dalla distanza di Shearer ed Hasselbaink, ad alcune reti in progressione di Owen, ai gesti tecnici di Rooney (su tutte la celebre rovesciata nel derby del 2012), ai diversi tipi di gol che segnava Drogba, ed alla precisione dei tiri di Defoe e van Nistelrooy.
Proprio una rete di Ruud, ad Old Trafford contro il Fulham, per me è una delle più belle di sempre della storia della Premier League.
Tutti i calciatori di cui ho scritto hanno segnato più volte in questo modo, dimostrando di essere dei veri campioni.

Quanto gli attaccanti da te raccontati hanno fatto la fortuna della Premier League e viceversa?

Mi permetto di dire un nome su tutti, senza togliere nulla agli altri: Alan Shearer.
Il leggendario numero 9 del Newcastle, club che ha amato oltre ogni limite, rifiutando due volte il Manchester United, è uno dei giocatori che ha contribuito a rendere la Premier League il campionato più seguito e più competitivo del mondo.
Shearer ha segnato il passaggio dall’epoca pre-Premiership all’epoca moderna del calcio inglese, favorito anche dalla nascita dei diritti tv che in Italia hanno sdoganato il football attraverso l’allora pioneristico Tele+.
Senza paura di essere smentito, Shearer e Sir Alex Ferguson sono e rimarranno personaggi a cui il mondo del calcio inglese deve tantissimo in senso lato, al pari di quanto l’NBA deve a Michael Jordan.

Più o meno tutti i protagonisti (tranne Owen) hanno fatto  la gavetta in squadre minori: è stata la sete di arrivare a fargli fare il salto di qualità?

Nella vita senza ambizione e dedizione non si fa strada.
Michael Owen, talento straordinario, è stato catapultato nella prima squadra del Liverpool forse troppo presto: potrebbe non essere un caso che la sua carriera sia stata sfavillante all’inizio (vedi il Pallone d’Oro vinto nel 2001) per poi andare in calando devastata da problemi fisici di ogni tipo.
Tutti gli altri hanno fatto gavetta, hanno lottato per arrivare in alto e soprattutto Drogba ed Hasselbaink hanno dimostrato a tutti, in primis a loro stessi, che senza gli anni formativi in Francia e Portogallo, non avrebbero raggiunto lo status di campioni per i quali sono ricordati.

Seppur con caratteri non facili hai descritto al meglio dei veri e propri leader, quando questo li ha permesso di ergersi a simbolo dei relativi club?

Ho descritto giocatori formidabili nelle aree di rigore avversarie e di grande carisma, le cui doti di leadership sono state evidenti nei rispettivi club.
In uno spogliatoio colmo di campioni come quello del Manchester United, sia van Nistelrooy che Rooney hanno detto la loro al netto di due caratteri molto forti, specialmente l’olandese che è stato odiato come pochi da giocatori e tifoserie avversarie.
Proprio a causa del suo carattere l’olandese entrò in combutta con Ferguson, che spinse per il suo trasferimento al Real Madrid di Fabio Capello.
Addirittura Shearer è stato per oltre un decennio un punto di riferimento del Newcastle, anzi per molti ha rappresentato le Magpies come pochi altri giocatori nella storia del club.
Ancora oggi se si citano i nomi di Thierry Henry ed Alan Shearer, non si può fare altro che abbinarli immediatamente ad Arsenal e Newcastle.

Degli 8 attaccanti  ce n’è uno al quale sei particolarmente legato?

A livello adolescenziale sono stati due idoli Hasselbaink e van Nistelrooy.
Jimmy Floyd giocava di fisico, si sacrificava ma al momento giusto esplodeva un destro di rara potenza per essere una punta.
Quel Chelsea dall’impronta italiana, nell’era pre-Abramovich, ha vissuto momenti di gloria grazie alle sue reti e “Jimbo” viene giustamente ricordato dal club come una leggenda con una foto gigante all’esterno dello Stamford Bridge.
Di Ruud ho ammirato la determinazione, divenuta poi ferocia agonistica.
Quando si ruppe il crociato poco prima di Euro2000 la sua carriera poteva finire, invece un anno dopo segnava al suo debutto ad Old Trafford.
La sua cattiveria in campo, unita ad un senso del gol proprio di pochi centravanti, ha dimostrato che nello sport come nella vita le difficoltà possono renderci ancora più forti e determinati che mai.

Ci sarà un Hat Trick 2? Vedi al momento attaccanti che possono continuare a scrivere la storia della Premier League?

Me lo state chiedendo in molti!
Al momento non ho scritto nè deciso nulla riguardo Hat-trick 2 ma la tentazione di ricominciare a scrivere c’è, anche se il tour di presentazione sta proseguendo con grande soddisfazione.
A proposito, il 12 settembre sarò a Rivoli ed il 20 settembre a Mondovì, altre sono in fase di organizzazione.
Guardando la storia della Premier League sono tanti i possibili bomber di cui narrare, ognuno per un motivo diverso.
Attualmente il campionato inglese propone punte di primissimo livello, da Aguero a Kane a Mané giusto per citarne alcuni.
Proprio Aguero e Kane se proseguiranno con le loro straordinarie medie realizzative, possono riscrivere la storia del calcio inglese anche se il primato dei 260 gol segnati da Alan Shearer rimane difficilmente superabile.

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