THE GREATEST FOOTBALLER YOU NEVER SAW – THE ROBIN FRIDAY STORY

friday

TITOLO: THE GREATEST FOOTBALLER YOU NEVER SAW – THE ROBIN
FRIDAY STORY
AUTORE: Paul McGuigan/Paolo Hewitt
EDITORE: Mainstream Publishing
ANNO PUBBLICAZIONE: 1997
PREZZO: £ 7.99
PAGINE: 192
“Se George Best è stata la prima popstar nel mondo del calcio, allora Robin Friday è
stata la prima rockstar”. Questa la tesi con cui il giornalista Paolo Hewitt , co-autore del
libro, ci presenta Robin Friday, un calciatore che è diventato una leggenda cult del
football britannico pur avendo giocato solo tre stagioni da professionista.
Friday fu attivo nella metà degli anni ‘70 e solo in serie minori: pochi hanno avuto la
fortuna di vederlo calcare i campi da gioco e purtroppo non sono molti i filmati
disponibili per noi posteri. Per conoscere meglio Robin, non ci resta quindi che affidarci
a chi lo ha incontrato, sia dentro che fuori dal campo.
Il libro di Paolo Hewitt e di PaulMcGuigan – sì, quel Paul McGuigan, bassita degli Oasis
– è una meravigliosa raccolta di materiale riguardante Friday. Racconti, articoli di
quotidiani dell’epoca, interviste a chi Robin lo ha conosciuto e vissuto. I compagni di
squadra, la famiglia, gli allenatori che hanno cercato di gestire il suo genio e la sua
sregolatezza.
Le testimonianze raccolte dalla coppia di autori descrivono Robin Friday come un
talento naturale. Centravanti completo, era imprendibile con la palla al piede. Charlie
Hurley, che lo allenò ai tempi del Reading, sostiene che “era impossibile togliergli la
palla dai piedi, era capace di saltare cinque giocatori facilmente (…) in campo era
selvaggio, spensierato, un vero spirito libero”. Segnava e faceva segnare i compagni.
Dotato di una superba visione di gioco, era caratterizzato da una sfrontata incoscienza:
osava delle giocate che altri calciatori non avrebbero mai nemmeno immaginato.
Fuori dal campo Robin era altrettanto imprevedibile: giacca di pelle e capelli arruffati,
esteticamente Friday ricordava più i Rolling Stones che i Beatles, ai quali George Best
veniva spesso accostato in quegli anni. Anche nell’indole Robin era decisamente
rock’n’roll: intollerante a qualsiasi restrizione, amava la vita e la volle vivere
pienamente. Molti gli aneddoti sui suoi eccessi raccolti in questo volume. L’attacante
inglese non era certo tipo da rientrare a casa la sera dopo una partita. Era più facile
trovarlo in piedi sul bancone di un pub con una dozzina di pinte in corpo, vestito solo di
un paio di scarpe. Amava ascoltare lo ska e Janis Joplins, gli piaceva bere e fare tardi la
sera. Il fratello gemello, Tony, ricorda che Robin aveva iniziato ad usare alcool e droghe
in adolescenza, passioni che non abbandonerà mai: ”Robin non era certo un tipo da
mezze misure” confessa Tony Friday nel libro “a quei tempi inziavano a girare pastiglie
e anche un po’ di metadone ed oppio…ma non Robin non ne divenne mai dipendente”.
Nato e cresciuto ad Acton, West London, Robin mostrò le proprie capacità calcistiche fin
da ragazzino, giocando nelle giovanili di Crystal Palace, Queens Park Rangers e
Chelsea. Fu precoce anche nel manifestare un’indole menefreghista e sfrontata. Fu
arrestato due volte per piccoli reati, scontò pene lievi. Si sposò giovanissimo ma il
matrimonio non gli fece abbandonare un’altra sua grande passione: le donne. Subì un
grave infortunio nel periodo in cui lavorava nell’edilizia, cadendo da un tetto. Rischiò la
vita: appena si riprese, tornò immediatamente in campo.
Nel 1974, il Reading, squadra di Quarta Divisione disperatamente alla ricerca di un
attaccante, gli offrì un contratto nella squadra delle riserve. Ancora il manager Hurley
ricorda l’allora ventiduenne Robin Friday arrivare nello spogliatoio prima del suo
debutto all’orario in cui “avremmo già dovuto dare la lista dei giocatori all’arbitro. Era
completamente coperto di calcinacci, la scarpe logore. Pensai potesse essere utile solo
perché avevo i giocatori contati quella sera (…) ma appena mise piede in campo mi resi
immediatamente conto che era il giocatore migliore della squadra”. Dopo solo tre
partite fra le file delle riserve, Friday venne promosso nella prima squadra e firmò il suo
primo contratto da professionista. Divenne immediatamente titolare ed in entrambe le
stagioni in cui giocò nel Reading, fu votato giocatore dell’anno e si laureò miglior
marcatore. Nel libro, fra ritagli di giornale e racconti, viene ben spiegato come il suo
contributo fu fontamentale per la promozione del Reading in Terza Divisione. In campo
era fenomenale, inarrestabile. Sul terreno di gioco si spendeva al cento per cento ma
rimase sempre indiscipilinato: bersagliato dai difensori avversari, reagiva spesso ai falli
subiti e per questo collezionò un’impressionate serie di cartellini, sia gialli che rossi, che
lo costrinsero a presentarsi più di una volta di fronte al giudice sportivo. Quando il
Reading non riuscì più a gestirlo, passò al Cardiff City, squadra dell’allora Seconda
Divisione. Robin si presentò alla sua maniera: arrivò nella capitale gallese in treno e
venne arrestato appena mise piede in stazione per aver viaggiato senza biglietto. Giocò
con i Blubirds per circa due mezze stagioni, meno di un intero anno solare. In Galles
ripetè le prestazioni viste a Reading: numeri da fuoriclasse, sia nel bene che nel male.
Nel suo debutto contro con il Fulham, segnò una doppietta e “strizzò le palle a Bobby
Moore” come racconta il suo ex-compagno di stanza dell’epoca, Paul Went, “questo era
Robin nei suoi intenti scherzosi, senza cattiveria”. Nell’incontro con il Brighton&Hove
Albion, l’imprevedibile Robin Friday sferrò un calcio in faccia ad un difensore dei
Seagulls. L’espulsione che ne seguì gli diede la possiblità di rientrare anticipatamente
negli spogliatoi dove, narra la leggenda, defecò nel borsone del giocatore avversario. Fu
l’ultimo atto di un carriera professionistica che durò solo tre anni. Diede l’addio al calcio
pochi giorni dopo, a soli 25 anni di età.
Se l’intento degli autori era dimostrare che Robin Friday sia stato una rockstar con gli
scarpini anziché la chitarra, possiamo dire che sono pienamente riusciti nell’intento.
Robin Friday ebbe una vita ed una carriera rock’n’roll dall’inizio alla fine. Senza
compromessi, senza un attimo di pausa.
Maurice Evans, ex-giocatore ed all’epoca nello staff del Reading, ricorda che un giorno
prese da parte Robin e provò a parlarci seriamente. Avendo capito le immense
potenzialità del calciatore, cercò di convincere Friday:“se solo ti calmassi per tre o
quattro anni, potresti giocare per la Nazionale”, argomentò Evans. “Certo” rispose il
centravanti “ma mi sono divertito più io finora che tu in tutta la tua vita”. It’s only
rock’n’roll. Mick Jagger non avrebbe potuto essere più chiaro.

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