Intervista: La Versione di Gipo

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Il libro di Alberto Facchinetti del 2016 ci ha permesso di conoscere meglio di Gipo Viani, figura storica del nostro calcio. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Nella prefazione di Eodardo Pittalis Gipo Viani viene definito “un personaggio che unisce l’istrionismo e la freddezza di Mourinho, l’abilità affaristica di Raiola e la sfrontatezza guascone, mescolate al senso del gol e della mondanità, di Bobo Vieri”. Ti trovi d’accordo o ci sono altre somiglianze?

Pittalis nella sua prefazione – non so se sei d’accordo, secondo me è molto bella: lui è un maestro del giornalismo, scrive bene e sempre in modo chiaro – cita Mourinho, Raiola e Vieri. Nella quarta di copertina invece vengono nominati Mou, Moggi e Vieri. Ne avevamo parlato, Viani sarebbe più un Raiola o un Moggi? Ricordo che il figlio di Gipo, Giorgio, che ho intervistato per molte ore per questo libro, preferiva l’accostamento a Moggi.

Nelle vesti di allenatore è ricordato come uno dei principali divulgatori del “catenaccio”. Come spieghi tale impostazione difensivista in relazione ad un carattere combattivo e per nulla rinunciatario?

 Il catenaccio aveva ovviamente un’impostazione difensivista, ma allora era comunque una scelta rivoluzionaria. E in ogni caso combattiva, esattamente come il suo carattere.

Uno degli episodi più clamorosi ed in parte divertenti è quello legato a Helge Bronée ai tempi del Palermo. Senza svelarne più di tanto i retroscena, quanto c’è del carattere di Gipo Viani in questa vicenda?

Rispondo citando la parte dedicata  a questo episodio nel libro: Ma il colpo vero lo facemmo con il danese Helge Bronée. Anzi il colpo lo fece fare lui a me: Bronée era un gran bel calciatore, di quelliche sanno giocare a pallone. Fortissimo. Aveva però ungran difetto. Gli piaceva divertirsi, come del resto piaceva a me quando giocavo. Ma erano passati vent’anni dal mio esordio e i ritmi di gioco da allora erano cambiati. Con due dita in gola si vomitava un’intera nottata e alla domenica si correva al pari dei compagni che erano stati il sabato in famiglia. A Bronée non mancava neppure l’aria el professorino, sto parlando di quelli che dicono all’allenatore cosa fare e cosa non fare e che a me hanno sempre fatto incazzare. “Il calcio è questo”. “Si dovrebbe giocare così”. “Al mio paese non si fa”. “Questo non è il gioco del pallone”. Ma cazzo non verrai mica a insegnare a Gipo Viani come cazzo si gioca! Questo mi rompeva i coglioni perché facevo giocare la squadra con il mio Vianema. Una volta negli spogliatoi litigammo di brutto perché fece un po’ il cretino invece di aiutare i compagni a difendere il risultato. Ogni tanto sento dire che per ripicca nei miei confronti fece apposta un autogol. Questo mai. No, Gipo lo avrebbe ammazzato con queste stesse mani che stanno ora battendo lentamente i tasti della macchina da scrivere. Non scherziamo! Non sarei qui a raccontarti, amico, queste cose ma starei scontando parecchi anni di galera. Quando portai la Roma in A e un minuto dopo feci fagotto, Sacerdoti prese proprio Bronée. Ci schivammo di poco. Era un gran bel giocatore, ma questi uomini non vanno d’accordo con me.

La sua vita calcistica è segnata dal rapporto tormentato con Nereo Rocco: quanto uno ha fatto la fortuna dell’altro e viceversa?

Viani ha voluto Rocco in Nazionale e poi al Milan. Insieme poi hanno portato il Milan sul tetto d’Europa, la prima squadra italiana a vincere la coppa dei campioni. Si sono dati molto a vicenda. Da persone che si stimavano molto si sono poi trasformati in amici/nemici. Parlando con i figli di entrambi ho capito però che l’affetto non è mai mancato, anche tra gli eredi.

Nel calcio di oggi, dove non mancano personaggio smaliziati e subdoli approfittatori, come si troverebbe Gipo Viani?

Viani si sarebbe ambientato anche nel calcio odierno e sarebbe stato un numero uno del mercato. Si sarebbe abituato a parlare anche con i procuratori, talvolta forse beffandoli.

La sua figura è ritenuta fondamentale per la crescita del calcio italiano: secondo te qual è il suo più grande merito?

  Il suo più grande merito è quello di aver dato, grazie alle sue capacità manageriali, un tocco internazionale al suo Milan e al calcio italiano, che fino ad allora era per certi aspetti provinciale. Come detto è stato anche fondamentale a livello tattico. Viani è stato influente sul calcio italiano sotto molti aspetti.

Una delle cose che più ho apprezzato è il magnifico excursus su più di 40 anni di calcio italiano, dove emergono modalità più spicce e sotto un certo punto di vista più genuine: qual è la tua riflessione in merito?

Certo è cambiato il calcio, ma è cambiato anche il nostro Paese. E non tutto era genuino nemmeno allora…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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