T.H. La Storia Del Tottenham Hotspur

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Mauro Bolzoni e Matteo Grazzini ci hanno regalato il primo libro in italiano dedicato al Tottenham. In un’interessante e dettagliata intervista doppia i due autori ne approfondiscono i contenuti.

All’inizio del libro ci fate capire come l’infatuazione per il calcio inglese e per il Tottenham sia nata grazie a Michele Plastino (autore della prefazione): come si è sviluppata poi nel corso del tempo?

MAURO: Michele Plastino ha certamente contribuito ad alimentare una passione che nasce soprattutto dalle infinite partite a Subbuteo e dal fascino delle riproduzioni dei colori dei club inglesi riportati sul catalogo, dalle pagine dedicate al calcio inglese sul Guerin Sportivo, l’unico settimanale a colori che informava sui campionati stranieri e, non ultimo, dai gol delle partite che la Rai trasmetteva a sera inoltrata dopo i turni delle Coppe Europee. In quegli anni (parlo della fine dei 70 e gli inizi degli 80) erano le inglesi a dominare e dunque era facile essere affascinati da quel calcio.

MATTEO: Sempre attraverso la televisione, le notti di Eurogol prima e altre trasmissioni a tema negli anni ‘80. E con il Guerin Sportivo: prendevo lì i calendari del campionato inglese e ne giocavo uno parallelo col Subbuteo. Poi Telemontecarlo iniziò a trasmettere la finale di FA Cup ogni anno e nel 1991 ho vissuto la prima gioia in diretta con la vittoria contro il Nottingham Forest.

Nel libro tracciate un bel profilo di tanti campioni degli Spurs: qual è il vostro preferito e perché?

MAURO: Senza alcun dubbio Glenn Hoddle. In particolare fu decisiva la finale di FA Cup del 1981 tra Tottenham e Manchester City trasmessa sulla televisione della Svizzera italiana: per la prima volta lo vedevo giocare un’intera partita. La sua classe mi ha fatto scegliere definitivamente gli Spurs.

MATTEO: D’istinto dico Ardiles. Mi colpì ai mondiali di Argentina perchè giocava con l’1 e non era un portiere e vederlo nel Tottenham rafforzò la mia passione per questa squadra. Poi era piccolo come me, mi ci rivedevo quando il sabato pomeriggio giocavo nei Pulcini della squadretta del paese.

C’è una partita che ricordate con rimpianto? Una sconfitta pesante o una partita persa che avrebbe potuto aprire scenari diversi per il club?

MAURO: Tottenham-Coventry City, finale di FA Cup del 16 maggio 1987, persa 3 a 2. Per me la FA Cup ha sempre avuto un fascino maggiore rispetto al Campionato. A maggior ragione prima che la Premier League prendesse decisamente il sopravvento mediatico attuale. Perdere quella finale in modo inatteso e soprattutto contro una squadra sulla carta decisamente inferiore mi ha sempre infastidito.

MATTEO: Manchester City – Tottenham 3-2 del 22 gennaio 2012. Primo tempo 0-0, due gol per squadra dal 56’ al 65’ (2-0, 2-2) e poi un finale assurdo. Defoe che manca il gol del 2-3 al 90’ e Balotelli, che avrebbe dovuto esser espulso per un fallaccio su Parker, che si procura il rigore e lo trasforma al 95’. Sono convinto che se Defoe avesse segnato avremmo vinto il campionato.

Come viene vissuto ai nostri giorni il rapporto tra Tottenham ed ebraismo, considerati anche i cori denigratori che vengono intonati dagli avversari?

MAURO: Sembra scontato che il Tottenham sia l’espressione calcistica di una comunità ebraica. Niente di più falso: addirittura i fondatori non erano ebrei ma erano studenti di una scuola presbiteriana. Per quanto il quartiere di Tottenham agli inizi del 900 fosse abitato in maniera significativa da una cospicua comunità ebraica, storicamente il legame nasce come acquisizione da parte dei tifosi di un aspetto secondario ma che, con il tempo, aveva assunto una connotazione dispregiativa. I tifosi hanno trasformato questa percezione in motivo di orgoglio. Attualmente è un argomento che non mi pare costituisca un problema.

MATTEO: Più come una leggenda metropolitana che come un problema. Ormai è rimasto questo presunto assioma tra Spurs e ebrei ma non c’è un legame così stretto. E Yids è diventato un sinonimo, non dispregiativo, di “tifoso del Tottenham”. Lo dico da “gobbo” juventino.

Il Tottenham sta per trasferirsi in un nuovo stadio, dopo aver abbandonato lo storico White Hart Lane, qual è la vostra opinione in proposito? Siete più per lo stadio ultramoderno e confortevole o per il fascino del vecchio stadio?

MAURO: Lo considero un male necessario. Credo che se si potesse scegliere probabilmente tutti vorremmo ancora il vecchio Lane così come da interista ricordo con affetto i gradoni di cemento dei distinti di San Siro. Se si vuole restare sul treno in corsa però questo passo è necessario. E a ben guardare quello che sembra il risultato non pare essere nemmeno così tanto male.

MATTEO: Ho visto il nuovo stadio in costruzione, a luglio, e mi è sembrata un’astronave madre calata nel quartiere. Sembra davvero bello e funzionale ma di sicuro mancherà l’atmosfera che c’era prima al Lane. Ma restare indietro nelle infrastrutture significa rimanere fuori dal calcio che conta e quindi “ubi maior minor cessat”.

Dedicate una parte del libro al Fan Club italiano Spursitalia: come viene vissuto il tifo per gli Spurs nella nostra penisola?

MAURO: Prima di conoscere Spursitalia ero convinto di essere l’unico italiano a tifare per gli Spurs. Invece ho felicemente scoperto che il Tottenham suscita un fascino particolare molto sorprendente se si pensa che non è certo il successo sportivo o il marketing o certa letteratura e filmografia ad alimentare una passione che invece altri Club inglesi ottengono più facilmente. Un ulteriore buon motivo per tifare Tottenham.

MATTEO: Da juventino toscano ho molti amici che mi dicono che mi sono scelto la Fiorentina d’Inghilterra. Per fortuna l’albo d’oro li smentisce. Fino a qualche anno fa quando mi chiedevano per chi tifassi in Inghilterra alla risposta partiva un “chiiii?”. Ora invece è un “ah sì? Bella squadra”.

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