UN MISTER IN CINA

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Nel suo libro Kevin Cauet racconta la sua avventura come allenatore in Cina. Abbiamo avuto il piacere di approfondire la sua esperienza.

La tua è stata senz’altro un’esperienza affasciante,cosa ti ha spinto maggiormente a metterti alla prova in un contesto così diverso?

 

In primis c’era la volontà di continuare a fare quello che mi piace in un contesto diverso ossia allenare viaggiando. Uscire dalla propria confort zone per rimettermi in gioco e cercare di migliorarmi, da tecnico. Allo stesso tempo, vedere nuovi paesaggi, scoprire nuove culture, mentalità e incontrare nuova gente per crescere come persona. Con l’Inter Academy sono stato principalmente in Cina e anche in Arabia Saudita. Sono state esperienze importanti che mi hanno arricchito molto e che mi danno, oggi, la possibilità di avere un background internazionale.

Consiglieresti una simile esperienza a qualche giovane allenatore?

 

Assolutamente. Il viaggio insegna, ti fa maturare e vivi momenti forti che rimarranno per sempre indimenticabili. Ogni paese ha qualcosa da offrire. Chiaro che in un paese come la Cina, che sta investendo molto per crescere, siamo noi, allenatori europei, che dobbiamo portare con noi la conoscenza calcistica ma personalmente mi ha fatto capire tantissimo su di me, sulla mia metodologia e la mia comunicazione.

Nel libro racconti di come hai dovuto introdurre nuove attitudini e nuove pratiche di allenamento: ti aspettavi una maggior conoscenza in tal senso da parte dei giovani atleti e dei tecnici locali?

 

Ho trovato un mondo completamente diverso con la volontà di migliorarsi calcisticamente ma sicuramente c’era e c’è ancora tanto da fare. È fondamentale sapersi adattare alla cultura locale e capire le abitudini di vita anche perché è tutto collegato. L’obiettivo era quello di trasmettere dei concetti che possono portare avanti anche oggi in modo autonomo. Concetti sia legati al calcio che legati al comportamento di un atleta in generale, il che significa anche l’insegnamento di valori che usiamo nella nostra quotidianità. Chiaramente, se nessuno ti ha mai spiegato, difficile pretendere che i giocatori e gli allenatori siano informati. Quindi ti rimane che rimboccarsi le maniche e iniziare partendo dalle basi.

  • Nel raccontare la tua esperienza sottolinei la tendenza dei giovani calciatori cinesi ad accettare gli ordini: credi che questo sia un pregio o alla lunga possa essere un limite?

 

Non è solo una questione di dare ordini ma il fatto di limitare i ragazzi. Eseguendo sempre quelle che sono le direttive o gli ordini degli allenatori durante il gioco o lo sviluppo di un’azione, ai giocatori viene tolta la capacità a prendere decisioni in modo autonomo e di conseguenza ad assumersi delle responsabilità in base alle scelte che fanno. Poi, dicendo sempre quello che i giocatori devono fare, sicuramente al momento faranno quello che viene richiesto ma non garantisce assolutamente che abbiano capito e assimilato questa cosa. Sono più per un insegnamento che passa attraverso l’apprendimento di concetti che poi, in futuro, questi ragazzi potranno metterli in pratica anche da soli.

La Cina sta investendo tantissimi soldi nel calcio, con le relative squadre di club che stanno attirando campioni a suon di milioni: qual è la tua opinione a riguardo? È un aspetto positivo per lo sviluppo del calcio nella nazione?

 

La Cina sta investendo tanti soldi si. Non solo nei campioni. Molto anche per lo sviluppo del calcio giovanile. È una cosa positiva ma non basta per diventare una grande nazione a livello calcio. All’investimento va aggiunto anche la conoscenza per creare fondamenti solidi e poi sviluppare un intero movimento. Ci vuole tempo e pazienza invece loro hanno questa tendenza a privilegiare la quantità alla qualità perché vogliono crescere molto in fretta.

In cosa ti senti più arricchito dopo la tua bella esperienza? Credi di voler ripeterla in futuro se capitasse l’opportunità?

Dopo l’Inter Academy ho avuto un periodo di 5 mesi studiando con grandi tecnici come Conte, Ranieri andando a trovarli a Londra e Nantes ma anche Siviglia, gli Hearts(in Scozia) e il CSKA Sofia. Dopo di che, ho firmato al BotevVratsa, in Bulgaria, come assistente allenatore della prima squadra dove abbiamo vinto il campionato di Serie B. Viaggiare non è un problema anche perché parlo tante lingue e ho una grande abilità di adattamento. L’importante è che ci siano le condizioni per poter vivere e lavorare bene. In cosa mi sento più arricchito? Tutto. Vivere esperienze di questo tipo ti migliora sia sul piano professionale che personale. Adesso sto cercando un nuovo Challenge.

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