I RIBELLI DEGLI STADI -Una storia del movimento ultras italiano

i ribelli

Nella sua specificità questo libro sta rappresentando una sorta di caso editoriale , e la risposta da parte del pubblico pare lusinghiera sia dal punto di vista delle vendite che dal giudizio verso la tua opera ; ti ha sorpreso ?

Quando attendevamo lo sbarco de “I ribelli degli stadi” nelle librerie, ci aspettavamo che suscitasse un certo interesse nel pubblico. Di certo, lo dico con estrema sincerità, non mi aspettavo che potesse raggiungere questi livelli di apprezzamento, questo successo di vendite. Gli ultras, i tifosi delle curve, quelli raccontati per anni come brutti, sporchi e cattivi, ignoranti, violenti e senza cervello, decretavano il successo di un libro che ancora oggi vende più dei celebrati personaggi della tv. Secondo me è la dimostrazione di come un mondo sempre sottovalutato e criminalizzato, come quello delle curve, attendesse finalmente un racconto che potesse ripristinare la verità storica e ridare dignità. L’affetto che accompagna il libro, ancora oggi, a 15 mesi dall’uscita, è davvero straordinario.

Come il calcio , anche le curve italiane hanno una loro storia e tradizione ; nel tempo , come è logico che sia , molti aspetti sono cambiati . Nonostante la passione verso i propri colori che rimane ovviamente immutata , in passato l’impressione è che fosse tutto più spontaneo e genuino , mentre attualmente si ha come la sensazione che il mutamento abbia portato con sé anche una specie di affievolirsi dell’approccio ; tu cosa ne pensi ?

Parto sempre dal presupposto che il calcio (e gli stadi di calcio) sono lo specchio della società. Il calcio è cambiato, sempre più show mediatico e sempre meno rito laico, sempre meno cerimonia collettiva. E, di riflesso, anche le curve e gli ultras sono cambiati. Meno spontaneismo, rispetto agli anni 70-80, più attenzione agli aspetti puramente estetici. Anche molta attenzione (forse troppa), per il mondo dei social network. Negli anni 80 lo striscione e la bandiera venivano realizzati a mano, cuciti in casa, anche con le loro imperfezioni rappresentavano degnamente il gruppo. Oggi il “materiale” dei gruppi viene realizzato da aziende specializzate, lontano dall’artigianalità del passato. Tutto è meno genuino, meno romantico. Ma ripeto, rispecchia un calcio che è cambiato, che si è fatto business, perdendo quasi del tutto la sua identità popolare.

Tessere del tifoso , biglietti nominali , tornelli d’ingresso e inasprimento del sistema repressivo da un lato . caro biglietti a fronte di uno spettacolo non sempre eccelso , aumento dell’offerta del prodotto calcio , ” spezzatini ” in giornate e orari differiti : tutti elementi che non decisamente non supportano la passione di chi affolla le curve ; le pay tv e l’indotto ad esse collegate ormai dettano legge : tu come la vedi ?

Diciamo che tutto sembra accelerare lo svuotamento degli stadi, a beneficio delle pay tv. Se proponi biglietti costosi, se fissi le partite in orari scomodi, se rendi l’acquisto del biglietto complicato, se introduci tutta una serie di norme che trasformano gli stadi in un luogo “blindato”, stai – di riflesso – facendo di tutto per trasferire migliaia di persone dalle gradinate al salotto di casa, per trasformarli da tifosi partecipi in clienti di Sky e Dazn. D’altronde, da qualche stagione in molti stadi i biglietti di curva costano anche 35-50 euro. Non proprio prezzi che spingono le famiglie ad affollare gli spalti…

Cattive gestioni societarie , calcio scommesse , doping , campionati o partite falsate ; una certa demagogia mediatica tende talvolta a definire le curve come il solo colpevole dei mali del calcio , mentre come abbiamo visto , verso questi altri aspetti spesso vi è maggiore indulgenza e provvedimenti alquanto risibili : un tuo parere.

Valerio Marchi, scomparso una decina di anni fa, ultrà della Roma, sociologo e massimo conoscitore del mondo ultras e delle sottoculture, sosteneva come gli ultras del calcio interpretassero perfettamente il ruolo del “folks devil”, del capro espiatorio. Sono i soggetti contro i quali il sistema calcio e il mondo dell’informazione si scagliano, per stigmatizzare errori ed eccessi, che servissero per mascherare ben altri errori e ben altri eccessi. Il calcio italiano sta annaspando, nonostante venga raccontato come un nuovo Paradiso, solo perché è arrivato Cristiano Ronaldo. C’è ancora in corso il teatrino della Serie B e della C partite con tutti gli intoppi che conosciamo, abbiamo club penalizzati per vicende giudiziarie poco limpide, siamo ancora scottati dal calcioscommesse e da tante altre storture del sistema, ma si continua a dire che gli ultras e i tifosi delle curve sono “il male del calcio”, i “padroni violenti del pallone”. Una bugia a cui, francamente, non crede più nessuno.

Nell’attività di promozione del tuo libro , hai avuto modo di confrontarti e discutere con diverse componenti del panorama nazionale del tifo organizzato . che sensazioni ti ha dato questo scambio di opinioni ? che impressione ne hai ricavato sulla situazione attuale ? come vedi il futuro nelle curve anche alla luce di ciò ?

Presentando il libro, in quasi 40 incontri in ogni angolo d’Italia, ho avuto modo di conoscere di persona realtà importanti del panorama ultras italiano, da Genova a Bologna, da Bari a Udine, da Foggia a Vicenza, da Cremona a Venezia, da Andria a Milano, da Torino ad Ascoli e San Benedetto. Ovunque ho riscontrato un grande entusiasmo e una grande capacità di autocritica, la disponibilità all’esame di coscienza. Gli ultras di oggi non sono certo all’apice del movimento, che è stato raggiunto tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90, mostrano un po’ di affanno ma restano comunque in buona salute. Comunque sono la realtà aggregativa più solida, la sottocultura giovanile più longeva, il luogo di aggregazione più amato dai giovani italiani, dai 14 ai 40 anni. Forse i 50 anni di vita del mondo ultras è un traguardo giusto per riflettere su se stessi. E mi fa piacere poter pensare che anche l’uscita de “I ribelli degli stadi” abbia contribuito a questo.

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