1915 DAL FOOTBALL ALLE TRINCEE

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TITOLO : 1915 DAL FOOTBALL ALLE TRINCEE

AUTORE: ALESSANDRO BASSI

EDITORE: BRADIPOLIBRI

ANNO PUBBLICAZIONE: 2015

PREZZO : 14 euro

PAGINE : 128

Sul fronte le sorti del conflitto ritornavano di nuovo in equilibrio. L’offensiva russa mise in seria difficoltà gli austriaci e preoccupò tanto i comandi tedeschi da indurli a trasferire oltre centomila uomini dal fronte occidentale a quello orientale, mentre l’esercito francese si stava velocemente riorganizzando sulla Marna: il 5 settembre i francesi lanciarono un improvviso contrattacco cogliendo di sorpresa i tedeschi e dopo combattimenti durati più di una settimana, l’esercito francese riuscì a far ripiegare gli invasori verso i fiumi Aisne e Somme. Contemporaneamente i russi

battevano l’esercito austro-ungarico nella battaglia di Leopoli (8-12 settembre), occupando la Galizia.

Interessante è riportare quello che Salandra scrive a proposito delle ripercussioni che la battaglia della Marna ebbe sull’opinione pubblica italiana:

Alla guerra gli italiani volentieri non partecipavano, ma l’interesse per essa si accresceva ogni giorno perché sentivano, istintivamente i più, per ragione gli altri, che sarebbe stato impossibile non parteciparvi prima o poi e che dal suo esito potevano dipendere le sorti della nazione. Quando la guerra scoppiò, il solo sentimento vivace e diffuso era…l’avversione all’Austria. Ma, in seguito, per l’atto di prepotenza sul Belgio e per la proclamata solidarietà dei due Imperi, onde la parola “tedesco” andava riacquistando fra noi significato d’oppressore ereditario che aveva ai tempi del Risorgimento, si determinò una viva corrente di simpatia per le armi dell’Intesa…Fu una vera esaltazione quando si seppe dell’invasione arrestata alle porte di Parigi.

Le vicende della guerra si intersecavano sempre più con la vita sportiva. Ne è testimone, suo malgrado, Vittorio Pozzo di ritorno con il suo Torino dalla trionfale tournée estiva nel sud dell’America, come bene racconta nelle sue memorie pubblicate ne Il Calcio Illustrato, quando di ritorno a bordo del “Duca degli Abruzzi” dopo dieci giorni di traversata, poco prima di Gibilterra “non fummo svegliati da due cannonate e ci trovammo la via sbarrata da un incrociatore inglese che s’era messo di traverso sulla nostra rotta. Venne a bordo un picchetto armato, e per poco non pagai caro lo scherzo di essermi messo a parlare tedesco in presenza dell’ufficiale inglese che lo comandava: mi avevano preso per un riservista germanico e volevano portarmi via. All’arrivo a Genova, uno degli amici che ci aspettavano sul molo agitava, nella mano, una quantità di fogli verdi e gialli. Erano i richiami per mobilitazione, od esercitazione. Ce n’era per tutti, ci volevano da tutte le parti: 3° Alpini, 4°Bersaglieri, 5° Genio Minatori, 92° Fanteria. Impallidimmo. Quella guerra, sulla cui durata avevamo tanto scherzato, era lì, con le fauci aperte, a ghermirci.Quando, qualche settimana dopo, fummo tutti in grigio-verde Mosso III, detto ‘Grignolin’ scrisse la già menzionata lettera ai carabinieri per farsi prendere anche lui. Era il suo “e se non partissi anch’io, sarebbe una viltà”,in solidarietà coi compagni della indimenticabile ‘tournée sudamericana”.

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